L’attenzione del proprio Maestro

Può succedere che durante la lezione ci sentiamo trascurati dal nostro maestro, alle volte può persino capitare di non sentirci presi nella giusta considerazione. In casi come questo l’errore più grande è quello di non cercare di capire il motivo di questa più o meno effettiva poca considerazione. Alle volte siamo lì che diamo il meglio di noi stessi, ma magari il nostro maestro non ci dice se abbiamo fatto bene, se abbiamo sbagliato e o se c’è qualcosa in cui dobbiamo migliorare. E questo silenzio alle volte non ci incoraggia nel nostro cammino.
Andiamo allora a vedere quali sono le possibili motivazioni:
1°Al vostro maestro non gliene frega niente di quello che state facendo, l’unica cosa che gli interessa è il mensile che gli date a fine mese.
Se così fosse, questo maestro sarebbe uno stupido perché;; così rischierebbe di perdervi prima o poi. E voi sareste ancora più stupidi lui nell’accettare una situazione del genere.
2°Il vostro maestro è un incapace e quindi non è in grado lui per primo di dirvi dove sbagliate e cosa fare per correggervi.
Idem come sopra.
3°Il vostro maestro non vi dice niente perchè state facendo le cose per bene.
Questa è la spiegazione più rosea ma che soddisferebbe solo quelli che di natura sono più sicuri di se. Non soddisferebbe  quelli che invece sono convinti di sbagliare anche quando fanno bene le cose (e sono tanti) o quelli che hanno sempre bisogno di essere incoraggiati o di avere costantemente l’approvazione del proprio maestro.
4°Il vostro maestro non vi dice niente perchè come recita una famosa canzone di Bobby Solo: “Non c’è più niente da fare!”
Questa potrebbe essere una ragionevole ipotesi ma allora a quel punto non sarebbe meglio provare a cambiare il livello di corso, chiedendo consiglio proprio al vostro maestro?
5°Il vostro maestro vi vuole dare un tempo ragionevole per l’apprendimento.
Ogni allievo ha i suoi tempi di apprendimento, c’è chi impara rapidamente e chi invece poco a poco. A volte il maestro sa che le cose magari non le avete fatte proprio bene ma prima di rimproverarvi o di farvelo notare cerca di darvi il tempo necessario per assimilarle.
6° Il vostro maestro non vuole metter più di tanto il dito nella piaga per non scoraggiarvi.
Ognuno ha il proprio tallone d’Achille (esempio il senso ritmico o la rigidità corporea) e insistere troppo su quelle che sono le proprie carenze di base, può alle volte trasformarsi in un’arma a doppio taglio e far nascere nell’allievo un senso di sconforto piuttosto che la voglia di migliorarsi.Per quanto mi riguarda negli anni ho cambiato molto il mio approccio didattico e credo anche umano. All’inizio ero talmente convinto delle mie idee che volevo coinvolgere tutti quelli che mi seguivano nel mio entusiasmo. Mi ritrovavo alle volte a scalare una montagna con un ardore talvolta eccessivo. Un ardore che mi spingeva a non guardarmi indietro, nella convinzione che tutti mi seguissero con la stessa passione. Poi una volta arrivato sulla vetta di quella montagna, guardavo di basso e mi rendevo conto che molte persone avevano desistito da quella scalata, spaventate dalle difficoltà di quella impresa. Ho cercato (ed ancora sto cercando di farlo) di lavorare molto su questo aspetto e credo di essere diventato negli anni molto più tollerante verso le debolezze e le carenze altrui. Mi auguro che sia un bene. Ciò mi ha fatto capire ad esempio che devo adattare il mio metodo alle esigenze delle persone che mi seguono, piuttosto che obbligare queste persone ad ottenere dei risultati che non sono magari alla loro portata o nei loro obbiettivi. Ciò non mi ha sicuramente portato ad abbassare il livello di qualità della mia didattica, ma bensì a differenziarla o meglio a diluirla e svilupparla nel tempo. In passato quando qualcuno sbagliava glielo facevo subito notare, anzi alle volte persino mi incaponivo se qualcuno non riusciva a fare quello che gli volevo insegnare. Col tempo ho capito che in molti casi quell’atteggiamento è persino controproducente. A lezione ci sono molte persone che si nascondono nelle ultime file proprio perchè mai o poi mai vorrebbero essere rimproverate anche se in maniera educata.  Oggi quindi prima di rimproverare qualcuno ci penso due volte, perchè non sai mai come quella persona può prendere un rimprovero, anche se detto solo come uno sprono a migliorarsi.
Certo questo mio atteggiamento dipende  molto anche dal corso a cui si partecipa. E’ normale che più alto è il livello del corso più ci si attende un impegno ed una prestazione adeguata.Sono perfettamente consapevole che molti vorrebbero sentirsi fare più  complimenti. Credo però che in questo caso sia meglio essere parchi, perchè l’esperienza mi dice che in questo ambiente è fin troppo facile montarsi la testa e perdere il limite delle proporzioni.
Alla fine non tutti siamo uguali e non tutti amiamo essere trattati allo stesso modo, quindi sta anche a voi chiedere al vostro maestro la giusta attenzione ma anche la maniera più idonea per riuscire ad entrare in contatto con voi e con le vostre problematiche.

L’attenzione del proprio Maestroultima modifica: 2010-09-15T01:45:00+00:00da cubop
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