L’importanza della Danza

 

Per noi occidentali, così razionali, così desiderosi di certezze e di verità assolute, alle volte risulta molto difficile prendere in considerazione la variante spazio-temporale della salsa. Ovvero la salsa si è modificata o meglio evoluta non solo attraverso gli anni ma anche in base alla sua posizione geografica.
A molti piacerebbe che la salsa fosse una espressione definita con una sua precisa identità, una cosa rimasta immutata nel tempo, che fosse universalmente riconosciuta. L’intrinseca libertà della salsa se da una parte ci affascina, dall’altra ci spiazza. Ci regala un senso di smarrimento, se non addirittura di irritazione, ma più proseguiremo nel nostro cammino e più ci renderemo conto di come la salsa sia l’espressione danzante di realtà sociali assai complesse e variegate.
Quello che io mi permetto di contestare è che il fatto di ballare uno stile rispetto all’altro ci rende più bravi o migliori.
Così come il fatto che ci sia una salsa più divertente dell’altra.
Queste sono a mio parere delle convinzioni del tutto sbagliate.
Io credo che quando una persona ha voglia di ballare si diverte sempre a prescindere da quello che balla (che può essere salsa erotica, cubana, portoricana e via dicendo ma anche chachacha, merengue, bachata o persino reggaeton).
Tendiamo sempre a cadere nello stesso errore dimenticando una grande verità: è il ballerino che fa la salsa e non la salsa il ballerino.
CI sono poi delle erratissime convinzioni legate al fatto che ballando su un tempo specifico o adottando un determinato passo base si diventa improvvisamente dei grandissimi ballerini. Per un periodo l’ho creduto anche io ma oggi dico: “Magari fosse così!!!”
Prendiamo ad esempio una delle migliori ballerine portoricane: Tania Santiago. Al Salsa World Festival ha fatto uno stage improntato molto su di lei: cose semplici ma fatte con grande classe ed eleganza. Ebbene quello stage lo avrebbe potuto fare sull’uno, sul due o sul break, (partendo sia avanti che indietro) e non sarebbe cambiato niente, perché il segreto di Tania non è nei passi che fa, ma nel suo “port de bras”, ovvero del suo peculiare modo di porgere le mani e le braccia che però non gli viene dalla salsa ma bensì dal fatto di aver per anni studiato danza.Stesso discorso per gli stage con Tito Ortos o Jhesus Aponte. Non è tanto importante quello che fanno o che insegnano, importante è invece tutto quello che sta dietro a ciò che insegnano. Entambi infatti vengono dal mondo della danza.
Vi piace Frankie Martinez? Benissimo ma il suo successo, la sua bravura non dipende dal fatto che balla sul break ma dal fatto che sa muovere benissimo il suo corpo, alla stessa maniera come lo fa uno come Franklin Diaz, un altro che da del tu alla danza.
A che cosa mira il mio discorso? A dire che se non fai danza non hai speranza? Assolutamente no! Si prefigge semmai a farci tornare un po’ tutti con i piedi per terra. Alle volte il fatto di saper ballare un po’ di salsa ci dà l’impressione di essere diventati dei marziani, ci spinge a paragonarci, a disprezzare il modo di ballare degli altri, persino a sentirci superiori perché noi magari balliamo quel determinato stile “che fa tanto fico”.
Io credo che siano altre le qualità che fanno la differenza e non il tipo di salsa o il tempo di esecuzione che scegliamo.
Noi amiamo molto la naturalezza con cui i latino-americani si muovono ma poi scopriamo che quei ballerini che ci piacciono vengono quasi tutti dal mondo della danza. Il che ci dimostra che una cosa diventa naturale quando la fai perfettamente tua, quando diventa fluida e non costruita ma per farlo devi conoscere molto bene le potenzialità espressive del tuo corpo e soprattutto avere una padronanza, una consapevolezza o una sensibilità che ti permette di raggiungere l’obbiettivo più importante:
lasciarsi finalmente andare e ballare seguendo le emozioni che la musica ti ispira in quel momento.

L’importanza della Danzaultima modifica: 2010-09-13T01:47:00+00:00da cubop
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