Storia della Musica Cubana

 

ANTECEDENTI DELLA MUSICA CUBANA

 

 

La Spagna, nel momento in cui fu scoperta l’America, era un paese a carattere multietnico dovuto alle dominazioni romane, visigote e musulmane che subì tra gli anni 218 a.C. e 1479 d.C., quest’ultimo, anno della riunificazione politica del paese. La Spagna ebbe un’influenza profonda nel carattere socio culturale del Caribe Ispanico e di Cuba per quattro secoli. Gli spagnoli apportano alla musica cubana e caraibica la struttura melodica, gli strumenti a corda pizzicata e le forme letterarie, sia scritte che orali.
Gli spagnoli colonizzano Cuba e nei primi cinquanta anni praticamente sterminarono gli aborigeni indocubani. Diego Velázquez che dal 1510 iniziò la colonizzazione di Cuba ricorse all’espediente di portare schiavi africani -principalmente Yoruba (lucumí), Bantù (congos) e Carabalì- per provvedere alla forza lavoro. Il sistema schiavista a Cuba permise agli africani di conservare i loro costumi, le loro tradizioni e il loro modo di vivere, specialmente i loro modo di suonare i tamburi i loro canti religiosi o profani. Inoltre, l’organizzazione sociale li provvide dell’aiuto conosciuto come Cabildos (capitoli). Le tribù africane apportano il ritmo, la creazione dei tamburi e altri strumenti a percussione, così come, la struttura dei canti basati sull’alternanza tra un cantante solista e un coro. È in questo crogiolo di costumi, credenze e idee che sorgono le manifestazioni della nazionalità cubana e, tra queste, la musica cubana con i suoi generi musicali più influenti nella Salsa: il Son, il Danzón (con tutte le sue varianti) e la Rumba.

 

 PRIME DANZE AFROCUBANE

 Nel 1513 entrano a Cuba i primi schiavi africani per sostituire nei duri lavori l’indio, che nel secolo XVII era stato quasi sterminato. Insieme ai distinti gruppi etnici portati dall’Africa vennero le loro espressioni culturali, tanto artistiche che religiose.
Molti pensano che la musica ereditata dai nostri schiavi non appartiene al nostro “folklore” e in realtà questa musica è d’origine africana, però si è sviluppata ed evoluta completamente nel nostro popolo. I suoi balli e canti semplici erano comuni nelle cerimonie per i defunti e per le iniziazioni, e anche nelle festività di alcune divinità. I gruppi di provenienza Bantù hanno balli collettivi, c’era il ballo Maní che ora è in disuso, esclusivamente per uomini, sebbene anche alcune donne forti e mascoline lo hanno ballato. Era come uno sport pugilistico basato su colpi e si scommetteva denaro come nelle lotte dei galli. Nelle danze degli Yoruba (Santeros) ogni santo ha un ballo differente che con il suo movimento cerca di rappresentare il carattere dello stesso. Così Ochosí, che è il dio della Caccia, ha una danza ricca di pantomime di partite di caccia e quelle di Yemayá, dea del Mare, conserva movimenti vivaci e ondulanti come le onde marine, a volte calme e altre tempestose. Dal canto suo Changó, dio del fulmine, del fuoco e della virilità, mentre balla tira fuori la lingua per indicare che è di fuoco e fa salti ben alti e contorsioni ben strane, per accentuare la sua prepotenza con crude evocazioni erotiche sessuali. Quando si sta danzando, i credenti che ballano o quelli che semplicemente partecipano cantando o osservando, s’impossessano di qualche morto (se è congo) o di un santo (se è yoruba), ossia ricevono nel loro corpo lo spirito di qualche entità.

 

 I ritmi tradizionali

 

 

 

 Yuka

Danza erotica di origine conga, nella quale i ballerini imitano i gesti del gallo e della gallina e il corteggiamento amoroso. Il nome ha origine dal tipo di tamburi costruiti con tronchi d’albero scavati con il fuoco e pelle di toro. Si tratta di gruppi di tre tamburi di dimensioni diverse: caja, il più grande, mula, di medie dimensioni e cachimba, il più piccolo. Le bacchette si chiamano katà.

Manì

La danza de manì, di origine bantù, assomiglia ad un pugilato danzato, cioè simula una lotta, come la capoeria brasiliana.

Palo

Danza collettiva di origine conga legata alle fasi lavorative nei campi. Non si usano tamburi, ma solo un tronco di legno detto guayaba. Il ballerino esegue bruschi movimenti con le braccia, mentre il busto si muove avanti e indietro o circolarmente. Si tratta di una danza guerriera e rappresenta la possessione.

Zapateo

Questa danza, a differenza di quelle descritte finora, ha origine spagnola e risale ai primi secoli della colonizzazione. Ora in disuso, veniva ballato dai campesinos bianchi ed era caratterizzato dai colpi dei piedi battuti ritmicamente per terra e veniva accompagnato dal canto e dalla chitarra.

Tumbandera

Suonata con tamburi di forma semiconica, chiamati tumba, è una danza di origine contadina africana simile alla samba.

Jata

Danza popolare diffusa in tutta la penisola iberica, le Baleari e le Canarie, viene accompagnata da chitarre e, a volte, nacchere e tamburi.

Habanera

Diffusa dal XIX secolo in tutta l’America latina e in Europa, secondo alcuni giunge a Cuba dall’Africa, secondo altri dalla Spagna. Ci sono svariati esempi di habanere famose, come La Paloma, composta nel 1840 dal musicista basco Sebastian De Iradier, e L’amour est un oiseau ribelle, tratto dalla Carmen di Georges Bizet.

 

 LA RUMBA 

Con l’abolizione della schiavitù a Cuba nel 1886 i neri schiavi che non potettero rimanere nella campagna, non possedendo terre per l’agricoltura e essendo impoveriti economicamente, si spostarono nella periferia dei paesi e delle città, dando vita ai Solares . Questi Solares nei sobborghi delle città esistevano già, ma con l’abolizione della schiavitù, l’incremento demografico degli stessi fu sostanziale. Nei Solares si mescolano le distinte tribù africane portate a Cuba dagli spagnoli, con i bianchi salariati che lavoravano nei piccoli negozi dei Solares. In questo ambiente apparve la festa collettiva e profana chiamata Rumba, con un tale impatto che la parola rumbero si utilizza per designare un persona festaiola e rumbear per l’attività festiva intensa tanto a Cuba quanto nel Caribe.
Al suo inizio, dovuto alla povertà estrema dei gruppi sociali che vivevano nella periferia delle città, gli strumenti utilizzati nella Rumba furono gli stessi mobili e utensili della casa o del lavoro. In poco tempo si passò a usare i Cajones (casse) in cui si importava il baccalà, per il loro legno buono. Con i cajones (da qui viene la frase “rumba de cajón”) si accompagnava un cantante che inoltre suonava la clave. Poi i cajones furono sostituiti dai tamburi, che arrivarono a essere tre. I tamburi (tumba, llamador e quinto) ricevettero il nome generico di tumbadores. Questa struttura s’ingrandì con un esecutore che colpiva con due bastoni il corpo di legno di uno dei due tamburi; questo si conobbe con il nome di Cáscara. In fine, il ritmo della cáscara passò a essere eseguito dallo strumento noto come cata (tronco di legno svuotato e sospeso in aria). È da queste circostanze che, alla fine del secolo passato, sorge la frase: “rumba del tempo di Spagna”, per evocare la maniera d’eseguire la Rumba a Cuba sotto la dominazione spagnola. Inoltre è ovvia la grande influenza delle tribù africane portate a Cuba nel concepimento di questo genere musicale.
La Rumba ha tre stadi differenti che si possono raggruppare in termini generali come segue:
Diana – frammento melodico introduttivo senza testo nel quale il cantante utilizza frasi di apparente incoerenza per ambientare;
Décima – il cantante improvvisa un testo dove presenta il tema che da il motivo alla Rumba, sebbene il metro letterario che utilizzano i rumberos in questa parte non è sempre la décima;
Rompe la Rumba – entrano gli strumenti a percussione, esce in pista di fronte ai musicisti una coppia di ballerini o un ballerino (nella Columbia) e il cantante evidenzia nel suo testo alcune frasi che saranno utilizzate come ritornello per il coro, per alternarle con le improvvisazioni del cantante.
Nella Rumba esistono tre stili, cioè:
La Columbia, Rumba rapida che è ballata da un solo uomo, consiste in movimenti acrobatici e convulsi, ripresi dai balli iremes o diablito cubano (diavoletto cubano), di fronte al quinto che sfida con i suoi passi, come nella bomba portoricana.Il Guaguancó, lo stile più importante della Rumba, si caratterizza per descrivere nel suo canto un avvenimento sociale o un personaggio del paese. Il suo ballo si distingue per un gioco di attrazione e repulsione tra la coppia. L’uomo cerca di “vaccinare” (vacunar)la donna con movimenti pelvici possessivi mentre lei si copre per evitare la “vaccinazione” (vacunao).
Il Yambú, Rumba lenta in cui i ballerini fanno gesti tipici della vecchiaia, non si fanno movimenti pelvici possessivi, del vacunao, nel canto s’intercala la frase “nel yambú non si vacuna” per distinguere il modo in cui si deve ballare; oggi giorno è coltivato solo da gruppi di ballo professionisti di Cuba.. Il guaguancó fu lo stile che più si coltivò fuori da Cuba.
Riassumendo, la Salsa si appropriò di alcuni degli elementi della Rumba, tra i quali possiamo menzionare:
l’introduzione del tema musicale del cantante, che esprime frasi di apparente incoerenza, accompagnato solo da strumenti a percussione;
il distacco della tumbadora (la conga) come strumento solista e di forza nella sezione della percussione.

 

 

 Conga

 

 

Deriva dalla più antica Comparsa, danza di gruppo di origine africana eseguita durante le feste profane degli schiavi, la Conga è il ballo tipico del carnevale cubano.


Contradanza

 

 

Adattamento dell’inglese country dance, ballo campestre, fu introdotta a Cuba tra la fine del ‘700 e i primi dell’800 dagli schiavi di origine francese provenienti da Santo Domingo e Haiti. È caratterizzata da figurazioni lineari eseguite con mani e braccia e accompagnata da un gruppo strumentale, chiamato orquesta tipica, formato da un oficleide (strumento a fiato), un guiro, due violini, due clarinetti, un trombone, una cornetta, un contrabbasso e due timpani.
La controdanza rimase il ballo favorito dei neri cubani fino alla seconda metà del XIX secolo, quando venne soppiantata dal danzòn di Santiago de Cuba.

 

DANZON

 

Fu per molte strade differenti che l’europea contradanse arriva a Cuba alla fine del secolo XVIII: Toccando direttamente il cuore dell’Avana, all’Ovest, per l’arrivo di barche inglesi, contemporaneamente ad est per lo sbarco dei coloni fracesi che stavano fuggendo dalla ribelle Haiti portando i loro schiavi neri. L’influenza di musicisti e compositori cubani neri trasforma a poco a poco questo ritmo in uno dei generi favoriti, la contradanse si incrocia e dà nascita alla contraddanza: che semimutata e un po’ bloccata anima i saloni alla fine del secolo XIX, al suono dei flauti, clarinetti, cornette, violini, contrabbasso, guiros, timbales ed altri. È Miguel Failde Pérez, che non avrebbe immaginato mai che il suo nome apparisse un giorno su Internet, cornetista di Matanzas (Cuba) al quale dobbiamo il merito di avere inventato il danzón, in 1879: iniettando una vigorosa sincope, la ringiovanita forma della contradanza. Il danzón si balla in coppia, seguendo una struttura stretta. Il tempo farà ancora evolvere lo stile integrando elementi venuti di altri generi, l’eterno Son come, sull’influenza di José Urfé verso gli anni 10. Nel 1929, Aniceto Diáz perfezionò la formula, con la sua composizione rompendo la routine, per competere con il Son – il gran rivale -, creando allora il danzonete. Più tardi verranno altri descendenti celebri, il cha cha chá ed il mambo, passando per il ritmo nuovo.

 

 

IL SON

 

 

L’origine del son si ubica nella regione orientale dell’isola cubana, principalmente a Santiago e nella cordigliera montagnosa della Sierra Maestra. Questo genere musicale sorge alla fine del secolo XIX come parte della formazione della nazionalità cubana. All’inizio la struttura musicale del Son si basava sulla ripetizione costante di un ritornello di quattro tempi o meno cantato da un coro, noto come il Montuno. Il coro si alterna all’improvvisazione che è realizzata da un cantante solista, generalmente in contrasto con il ritornello.Poi, nella prima parte del Son si centralizzò il tema, questo incorniciò l’improvvisazione o Montuno in ripetizioni del tema con alcune varianti sullo stesso. Gli strumenti originali del Son furono: il tres, il quale si convertirà nel simbolo del Son fino ai nostri giorni, la chitarra come manifestazione concreta della cultura ispanica e il bongó. Il Son era uno dei balli delle classi povere –dei solares – che fu duramente rifiutato dalle classi agiate, quelle dei clubs- , fu perfino proibito dal governo che lo considerava immorale. Poi, entrando nelle sale da ballo de La Avana e di altre città importanti, godendo di una grande diffusione discografica, il Son passò dal solar alla coscienza del popolo cubano e da lì al mondo. Dopo gli anni 20 il Son si convertì nel genere nazionale di Cuba, superando il Danzón, che lo fu alla fine del secolo passato e al principio di questo. Il Son è, senza dubbio, il genere musicale cubano che più ha influenzato la Salsa; tanto nel formato strumentale, quanto nella struttura musicale di questa.

 

 

Il Mambo Cubano

 

 

Mambo, secondo alcune fonti, è una parola di origine bantù che indica qualcosa di scabroso.
Secondo altri avrebbe il significato di canale di comunicazione con gli dei, derivante dal linguaggio rituale voodoo.

 A livello musicale, questo nuovo ritmo nasce dall’introduzione delle Congas, strumento di origine africana, e fu chiamato inizialmente danzon de ritmo nuevo e creato da Oreste Lopez nel 1938. Un altro grande contributo alla crescita del nuovo ritmo lo diede Arsenio Rodriguez, che sviluppò un contrappunto musicale chiamato diablo.

 Ma il Mambo vero e proprio nasce e si diffonde quando nel 1940 Perez Prado, un pianista originario di Matanzas, arrivò a La Habana per suonare nell’orchestra del Casino de la Playa, una jazz band che lavorava nelle serate per i turisti americani.
In questo periodo erano numerosi i nordamericani che venivano a Cuba in vacanza e contribuirono alla diffusione di questo nuovo ritmo.

 Nel 1947 nasce a La Habana il Tropicana, uno dei cabaret più famosi al mondo.

Nel 1948 Perez Prado si trasferì in Messico dove, ispirandosi alle grandi band americane, accelerò i ritmo del Mambo e introdusse una sezione fiati, arrivando al suo primo grande successo, composto nel 1951, Que rico el Mambo. Seguirono altri brani tuttora molto conosciuti come Mambo n°5, Mambo jambo, Ciliegi rosa, Patricia.
Questo ritmo innovativo ebbe un successo strepitoso e in alcuni paesi, come la Colombia, fu addirittura proibito. Anche il cinema contribuì a diffondere questa nuova musica e ottenne un notevole successo anche in Italia.

 A Cuba presto fu soppiantato dal Chachacha, che invece riscosse un notevole successo, forse perché più facile da ballare per la gente comune.

 

 

Il Mambo da Cuba a New York

 

 

Perez Prado divenne molto conosciuto anche negli Stati Uniti e il Mambo fu coltivato anche da altri musicisti latini di New York, come Machito, Tito Rodriguez e Tito Puente.
A New York era l’epoca del Swing, musica afroamericana, e siamo tra il 1934 e il 1945, quando esplosero le sonorità delle grandi orchestre jazz di Louis Armstrong, Duke Ellington, Chick Webb, Cab Caaloway, Count Basie, Glenn Miller, Woody Herman e molti altri tra cui Benny Goodman, che fu il primo a collaborare con i grandi artisti di colore.
Negli Anni Quaranta, dopo la guerra finì l’epoca delle grandi orchestre e questo favorì la diffusione dei musicisti di origine latina. In seguito il connubio tra musicisti latini e jazzisti americani diede vita alle orchestre afro-cubane.
Interessante fu l’apporto del percussionista cubano Chano Pozo, che introdusse le Congas nell’orchestra del grande trombettista Dizzy Gillespie, dando vita ad un nuovo genere musicale chiamato Cubop (dalla fusione tra Cuba e be-pop).
In quegli anni il più famoso locale di New York era il Palladium, a Broadway, ma aveva iniziato il suo declino, quando il proprietario Maxwell Hyman cercò di rilanciarne l’immagine creando al suo interno una scuola di ballo e affidandone la gestione a Moore, un impresario americano che aveva molte amicizie tra i musicisti latini.
Negli Anni Cinquanta il Palladium risorse e si impose come uno dei templi della musica latina.
Vi suonarono artisti come Perez Prado, l’orchestra Machito y sus Afrocubans, fondata nel ’41 da Mario Bauzà e da Frank Grillo, detto “Machito” e definito dagli americani Mambo King, Tito Rodriguez, portoricano leader dei Mambo Devils e Tito Puente, portoricano nativo del barrio latino di New York, leader dei Piccadilly Boys e definito El rey del timbal.
Anche artisti come Charlie Parker e Cal Tjader furono coinvolti dalla febbre del mambo.
Al Palladium nacquero i Mambo Aces, duo di ballerini formato da Anibal Vasquez e Joe “Tinani” Centeno, che nel loro mambo, diverso da quello che si ballava a Cuba, mettevano influenze di swing e tip tap e si esibivano in lunghi assoli di mambo shines, o passitos, chiamati così in riferimento alle scarpe luccicanti dei ballerini. Spesso i ballerini che si esibivano al Palladium venivano dalla strada, ma avevano una grandissima creatività.
Nel 1964 il Palladium chiude i battenti e il pubblico latino prese a frequentare piccoli locali dove le big band lasciarono il posto a formazioni più modeste, chiamate Charanga. Famose quelle di Charlie Palmieri e Jhonny Pacheco e di Ray Barreto.
In quegli anni si diffuse un nuovo ballo, creato dal cubano Eduardo Davison, la Pachanga e dall’inconrto tra il chachacha e il rock and roll nacque il Boogaloo a New York, mentre a Cuba da questa stessa fusione nascerà il Casino.
Nel frattempo però nel barrio latino a New York nuove formazioni cercano di dare vita ad una espressione musicale che, pur rimando legata alle origini cubane, sperimenta sonorità vicine alle nuove generazioni.
Fondamentale fu il contributo di giovani artisti portoricani come il pianista Eddie Palmieri, fratello di Charlie, del percussionista jazz Ray Barreto e del duo formato da Willie Colòn e Hector Lavoe.
Arriviamo così ai primi Anni Settanta, quando la musica del quartiere latino della Grande Mela, abitato da emigranti, principalmente portoricani, non aveva più la funzione di divertire la gente nei saloni da ballo, ma suonava la miseria e la povertà del ghetto latino.
Nel 1971 l’avvocato Jerry Masucci e il flautista Johnny Pacheco fondarono la Fania All Stars, che fece il suo trionfale esordio con un grande concerto al Cheetah, un’enorme sala da ballo di New York.
Da questo concerto nacque il film di Leon Gast Nuestra Cosa Latina, che contribuì, insieme alla sua seconda opera dal titolo Salsa del 1973, alla diffusione di questo nuovo movimento che fu appunto battezzato col nome di Salsa.

 

Il Chachacha Cubano e la sua diffusione


Erano gli anni d’oro del grande Benny Moré, che cantò anche nell’ochestra di Perez Prado e in quel grande fermento nel campo musicale, Enrique Jorrìn, violinista e direttore d’orchestra, creò un nuovo ritmo, che presto soppiantò a Cuba il Mambo.
Nel 1951 compose il primo Chachacha della storia, La enganadora. Inizialmente lui stesso lo definì mambo-rumba, ma successivamente lo ribattezzò Chachacha, ispirandosi al suono che facevano i ballerini marcando i piedi nella tipica sequenza sincopata, caratteristica di questo ballo. Lo stesso Jorrìn introdusse nella sua composizione un coro che ripeteva la frase: “Chachacha, chachacha, es un baile sinigual”.
Presto questo nuovo stile musicale si impose a livello internazionale e fu accolto con successo da tutte le orchestre da ballo, in particolare a New York, e fu reso popolare in tutti i ballroom americani.
In quegli anni grandissimo successo riscosse l’Orquesta Aragòn, fondata nel 1939, che contribuì alla diffusione del chachacha non solo a Cuba, ma anche negli Stati Uniti, in America latina e in Europa.
Il Chachacha ebbe, a Cuba, una maggiore popolarità rispetto al mambo e fu anch’esso suonato da grandi artisti come Tito Puente.
Nacque presto l’usanza di ballare il Chachacha in circolo per eseguire la Rueda de Chachacha, dalla quale deriva l’attuale rueda de casino.

 

 Il Casino Cubano

Rosendo e Caruca

 


Il Casino, figlio dell’unione del Son con il Rock and Roll, è in ambito internazionale l’antecedente immediato del ballo della Salsa.

Risulta che negli anni 40 e 50 ritmi come il Mambo, il Cha cha cha, il Son erano i preferiti tra i ballerini cubani. Il Son che si ballava nei saloni da ballo denominati Casino già incorporava una deformazione: il tempo forte del ballo non corrispondeva con la base ritmica (come era abituale tra i ballerini orientali). Secondo alcuni ballerini di quell’epoca questo successe poichè i bianchi che frequentavano questi luoghi (dove non potevano entrare nè meticci nè neri) avevano difficoltà a seguire il ritmo e si accomodavano sul tempo forte per ballare con la melodia. In quell’epoca giungevano a Cuba una gran quantità di marinai, turisti e uomini d’affari nordamericani. L’influenza dei loro generi musicali e dei loro stili di ballo si fece sentire a L’Avana (principalmente nei locali frequentati dall’ alta società). Così presero piede il Jazz, il Foxtrot, il Rock and Roll e molte altre cose ancora. Come conseguenza al Son si cominciarono ad incorporare le cosidette vueltas, prese a prestito dal Rock and Roll (fino a quel momento il Son si ballava in una mattonella). A questo modo di ballare il Son più tardi si diede il nome di Casino, in riferimento ai luoghi che ne videro la nascita.

 

Il Casino si caratterizza per essere un ballo spiccatamente di coppia. Deve esistere un armonia totale tra braccia, corpo e gambe per eseguire le vueltas a causa della maniera particolare con cui si marca. Altro aspetto fondamentale è che l’ uomo dirige il ballo e che la donna si lascia portare. Questo stile di ballo consta di più parti: una prima parte è quando si balla come nel Son in posizione di coppia chiusa e che generalmente coincide con il corpo del brano musicale (parte del brano in cui si espone la storia che poi si svilupperà). In questa parte la coppia esegue movimenti e posture simili a quelli del Son approfittando della vicinanza per conferire al ballo un tocco di sensualità ed eleganza. In un secondo momento quando iniziano i cori ripetuti caratteristici di questa musica la coppia si apre, ossia comincia ad eseguire vueltas.

 

Una delle differenze fondamentali dello stile Casino rispetto ad altri stili è la maniera di aprire denominata “Dile que no“. Una volta raggiunta la posizione aperta si marca il tempo in una maniera che ricorda quella del Rock and Roll: l’uomo con la sua mano sinistra prende la mano destra della donna. Successivamente e precisamente ogni 8 tempi musicali (due compassi) anche la mano destra dell’uomo prende la sinistra della donna. E’ un movimento che ricorda quello di apertura e chiusura di un libro. Giova ricordare che nel Casino la donna inizia a girare sempre in senso orario. Il primo giro occupa sempre 8 tempi musicali (due compassi); lo stesso succede quando terminano i giri e si torna a marcare il tempo eseguendo l’apertura. Se questa regola non si rispetta non possiamo chiamarlo Casino. I giri intermedi occupano un solo compasso musicale ovvero 4 tempi.

 

Nel Casino, come avviene per il Son, esiste una forma consolidata che, a differenza di altri stili, non richiede cher i componenti della coppia di ballo si conoscano preventivamente. In altri termini è possibile ballare Casino con chiunque. Questo stile si arricchisce con le improvvisazioni di cui sono capaci i ballerini: movimenti estetici, contrattempo, vueltas non convenzionali, ed introduzione di elementi di altri ritmi come il Son, la Columbia, il Danzon, il Cha Cha Cha, etc. Il ballerino può aggiungere del suo senza tradire lo stile originale del Casino. C’è chi lo balla più elegante, altri più rapido, altri ancora più artistico o sensuale e c’ è persino chi lo balla con 2-3 o 4 donne contemporaneamente.

Attualmente il Casino è uno degli stili più seguiti dai salseri di tutto il mondo. Questo è dovuto agli effetti del turismo massiccio verso Cuba, ai corsi e stages folcklorici che si svolgono in ogni continente con interesse crescente verso le radici di questa musica, ed anche all’aumento della comunità cubana all’estero che porta con sè la sua cultura. Grazie alla struttura definita del Casino sorgono le cosidette Ruedas de Casino, una specie di coreografia in forma circolare realizzata da numerose coppie guidate da un leader che “canta” i movimenti da eseguire.

Nel 1954 fu fondata l’Orquesta Revé dal timbalero Elio Revé Matos e lascerà un segno decisivo nella produzione musicale cubana, grazie anche alle composizioni di Juan Formell.
Formell nel 1969 si stacca da Revé e fonda Los Van Van.
Siamo negli anni sessanta quando in tutto il mondo si diffonde la musica dei Beatles, che influenzò notevolmente la musica dei Van Van. Da questo gruppo esce un altro personaggio fondamentale nella musica cubana, il flautista José Luis Cortes, detto il Tosco, che fonderà il gruppo NG La Banda.

 L a   R u e d a   d e   C a s i n o

  Durante gli scorsi anni ’50 a Cuba esisteva una danza popolare – alcuni la definivano una mania – che era ballata nelle strade, nei clubs e nelle case della gente comune. Era chiamata CASINO RUEDA o RUEDA DE CASINO, oppure semplicemente RUEDA.
   Rueda significa “ruota”. Casino si riferisce al tipo di giri e di pause che si possono normalmente vedere eseguiti anche da chi balla la salsa odierna. L’originalità della Rueda, la sua unicità, è dovuta al fatto che viene ballata in circolo, in “ruota” con un unico gruppo di partecipanti che ruotano in tondo, scambiandosi rapidamente i partners, ed eseguendo altre complicate figure – qualche volta, ad esempio, girando come tante piccole ruote dentro la ruota “maestra” – e tutto, ovviamente, a tempo di brani di salsa sovente dal ritmo frenetico. Ogni movimento, detto “chiamata”, ha un nome, ed è compito della “madre”, così definita, ovvero del leader della Rueda, dare i comandi, spesso in veloce successione. Molte figure hanno anche segnali manuali oltre ad un nome, affinché la “madre” riesca a dare i comandi anche se in sala c’è molto rumore ed il volume della musica è molto alto. La Rueda può essere piccola, composta da sole due coppie, oppure tanto grande quanto il locale lo può permettere – persino un centinaio di coppie!
   Quando si balla la Rueda, si crea una nuova dinamica di gruppo. Quello che non può essere definito quando la si balla , è “il livello” necessario per avere un gruppo che vada bene, che sia coreografico da vedere e divertente da eseguire! I ballerini imparano ad espandere i loro obiettivi di crescita, la loro visione a volte limitata all’esecuzione di figure standard quando si balla da soli o in coppia. Con la Rueda si impara a coordinare e raffinare lo stile ed il senso del ritmo per farla riuscire al meglio. Quando tutto questo avviene, è veramente molto eccitante! Si sviluppa una vera e unica armonia di gruppo, tanto da riuscire a sentire tutta la ruota fluire e rifluire, e “respirare” nella meravigliosa musica AfroCubana/LatinoAmericana. Il risultato è una strepitosa forma di danza, divertente sia da BALLARE che da GUARDARE!

 Lo scopo della rueda è il puro divertimento, dove spesso il cantante chiama i comandi in modo da mettere in difficoltà i ballerini e farli sbagliare.
  Le tante varianti di Rueda – lo scambio di partners in circolo – affondano le proprie radici nell’epoca coloniale; probabilmente nacquero da una “mezcla”, da un mix costituito da Danze della Corte Francese (portata a Cuba dagli abitanti di Haiti) e da movimenti degli indigeni Afro-Cubani. Con l’emigrazione Cubana verso gli Stati Uniti – in prevalenza verso Miami – la cultura Cubana è in quei luoghi esplosa diventando progressivamente sempre più popolare nei clubs di Miami sin dagli anni ’70 e ’80.
   Recentemente, la Rueda si è diffusa molto anche a Los Angeles (un gruppo di danza di L.A., guidata da Tomas Montero, si è esibito danzando la Rueda all’ultimo Carnival Parade di San Francisco!). Ed ora sta prendendo piede nell’area di San Francisco Bay ed anche “oltre Oceano”.
 

 

L’evoluzione della danza e della musica cubana

 

La musica cubana, oltre che intrattenimento, è sempre stata legata anche alla lotta sociale, al patriottismo e alla solidarietà, a partire dalla tradizione trovadoresca.
Cuba influì molto sulla musica nordamericana, dando origine a suoni nuovi, come il Be-pop all’interno del jazz e l’immigrazione di musicisti cubani, oltre che portoricani, verso gli Stati Uniti all’inizio del secolo creò i presupposti per la nascita della Salsa.
In seguito alla rivoluzione cubana e alla fondazione di accademie d’arte, i musicisti cubani hanno raggiunto notevoli livelli artistici e sono dotati di un’ampia cultura musicale.
Dopo il blocco degli Stati Uniti contro Cuba, l’industria discografica cubana si è trovata isolata dai circuiti internazionali e questo ha certamente influito sulla musica dell’isola. Ma nonostante le difficoltà, la musica cubana è riuscita ad imporsi a livello mondiale.
Attualmente il sound e la danza cubana contengono influenze di differenti stili, oltre al jazz, al rock e alla tradizione folclorica nazionale, come funky, hip hop, rap, e altri.

 

 

LA TIMBA

 

 

 

Le origini

A partire dagli anni ’70, grazie ad una audace sperimentazione musicale legata all’iniziativa del governo cubano atta a favorire gli studi dei giovani dotati artisticamente, secondo il modello sovietico. Emergono così musicisti come Chucho Valdez con Irakere, capaci di passare abilmente dal Jazz alla musica ballabile, e Juan Formell, che nel 1969 fonda Los Van Van, ai quali si deve l’introduzione della chitarra elettrica e la sperimentazione del duo di flauti unito ad una imponente sezione di fiatiDa allora la musica cubana vive una costante evoluzione che, a ragione, può essere definita una vera rivoluzione. Su Los Van Van va aperta una piccola parentesi. Anche se J. Formell non ha mai definito la sua formazione come un gruppo di Timba, ai Van Van è riconosciuto dai più il merito di aver gettato i semi della nuova musica. Non a caso il brano Esto te pone la cabeza mala è considerato uno dei brani prototipi della Timba.Formell sostiene che la Timba si sviluppa in seguito ai cambiamenti che la musica cubana ha percorso per adattarsi alla graduale evoluzione del modo di ballare dei cubani.

 

Il significato della Timba

 

Prescindendo dalle varie interpretazioni riguardo alla sua etimologia, il termine Timba, al pari del termine Salsa, non possiede particolari significati. Esso si identifica semplicemente con la nuova tendenza musicale cubana a fondere i ritmi tradizionali afrocubani: dalla rumba, alla musica Yoruba della santeria e al son, con ritmi moderni come l’Hip Hop, il Rap, il R&B, il Funky e il Reggae. Generi, questi ultimi, con cui i musicisti cubani hanno avuto modo di entrare sempre più in contatto, grazie alla recente apertura internazionale di cui lo Stato di Cuba è stato protagonista e alle frequenti esibizioni e viaggi dei musicisti fuori dall’isola.

 

La struttura musicale

 

La struttura musicale della Timba è spesso caratterizzata da sconcertanti cambi di tempo e di ritmo che si susseguono nell’ambito dello stesso brano. Nonostante i suoi detrattori affermino il contrario, la Timba è costruita sulla clave, soprattutto sulla quella 2/3, tipica di alcuni ritmi afro-cubani e della Rumba. Tuttavia in alcuni brani la clave è difficilmente distinguibile.

 

L’influenza del rap

 

L’introduzione del Rap è un elemento fortemente caratterizzante la Timba. Manolin El Medico de la Salsa è tra i primi musicisti ad introdurre tale elemento nella musica cubana. In verità il rapping esercita una facile presa sul pubblico, tanto che in breve viene adottato e ulteriormente sviluppato da molte altre band cubane.A Cuba il Rapping assume una connotazione e un significato diverso da quello di protesta e attivismo sociale dei “rappers” neri degli States. I testi della nuova musica cubana sono stati spesso tacciati di contenuti gratuitamente violenti, volgari e machisti, guadagnandosi, a volte, l’avversione dello stesso governo. A loro difesa, i “timberos” replicano che i testi si ispirano semplicemente al linguaggio e alla realtà della “calle” e del “barrio”

 

Il ballo

 

Il ballo, a Cuba, è lungi dall’ essere standardizzato, la Timba viene ballata in modo spontaneo e libero, fuori dagli schemi, agitando o facendo vibrare il corpo e le spalle, movenze che i ragazzi cubani chiamano Trembleque e Despelote.

 

L’evoluzione

 

Grazie alla naturale attitudine di Cuba a fungere da incredibile spugna con i ritmi con cui viene a contatto, la Timba cubana si presenta a a noi come una straordinaria miscela di influenze africane, europee e nord americane. Forse, questo motivo, questa sonorità ha conquistato rapidamente il Nord America, l’Europa e la stessa America Latina, gli stessi continenti dai quali la musica cubana è stata contaminata e influenzata. Non è un caso che alcuni gruppi Timba non cubani stanno timidamente nascendo negli altri paesi del centro e sud America.

 

Il mercato

 

Le società discografiche europee si sono dimostrate molto attente al fenomeno, sottoscrivendo accordi di produzione e distribuzione, e non solo per l’Europa. Le società statunitensi infatti, per colpa dell’embargo cui è sottoposta Cuba, hanno dovuto sottoscrivere accordi con quelle case europee che avessero uffici nell’Isola. Così anche negli Stati Uniti la Timba ha trovato il suo vitale mercato.

 

I musicisti cubani del secolo

I compositori più rappresentativi della storia e dell’evoluzione della musica a Cuba sono Ernesto Lecuona e Silvio Rodriguez. Seguono Miguel Matamoros e Sindo Garay, glorie della Trova, Leo Brower, Juan Formell, che ha cambiato il corso della musica da ballo dagli anni settanta, César Portillo de la Luz, José Antonio Mendez, Ignacio Pineiro, il più grande compositore di Son, Gonzalo Roig, autore della zarzuela, Amedeo Roldan, Pablo Milanes, esponente della Nuova Trova, Alejandro Garcia Caturla, Harold Gramatges, Manuel Corona, crepuscolare rappresentante della Trova, Carlos Puebla, autore di Hasta siempre, Comandante, la più conosciuta delle canzoni dedicate a Che Guevara, e Perez Prado, che ha fatto del mambo un fenomeno universale.
Tra gli interpreti spicca Benny Moré, seguito da Bola de Nieve, Chucho Valdés, tra i migliori pianisti jazz della seconda metà del secolo, Rita Montaner, Elena Burke, Barbarito Diez, Ester Borja, Celia Cruz, soprannominata la Reina de Cuba, Jorge Luis Prats, Pablo Milanes e Leo Brower, già nominati tra i compositori, per chiudere con Miguelito Valdés.
I gruppi di maggior interesse sono l’Orchestra Aragon, che rappresenta il culto della migliore tradizione da ballo, Los Van Van, il trio Matamoros, il Septeto Nacional, gli Irakere, la Sonora Matancera, il Septeto Habanero, solo per citarne alcuni.
Va ricordata anche l’opera di altri grandi artisti cubani come Mario Bauzà e Chano Pozo, Julian Orbon, Iris Burguet, fino ad arrivare ai contemporanei come Frank Fernández, Carlos Fariñas, Juan Blanco e Roberto Valera per la cosiddetta musica colta, José Luis Cortés e Adalberto per la musica da ballo e, per concludere, pur senza averli citati tutti, Omara Portuondo.

 

 

Il termine “Salsa”

Tutti i ballerini di salsa hanno affrontato almeno una volta il discorso sulla definizione della parola “salsa”. Espressioni come “la salsa è una sola”, “la vera salsa è cubana” oppure “la salsa si chiama così perché include svariati generi musicali” sono diventati ormai dei luoghi comuni.
Come vedremo, in realtà e paradossalmente, la Salsa non esiste, in quanto nasce e si diffonde come operazione commerciale, pur essendo ormai entrata nel linguaggio comune e quindi accettata universalmente, persino dai cubani, per indicare un genere di musica e una danza.
Per capire bisogna necessariamente partire dal presupposto che la musica, quindi i generi musicali, e la danza sono, come tutte le forme artistiche, in continua evoluzione, dove evolvere non vuol dire snaturare.
La prima volta che compare questa parola è nel brano Son Echale salsita di Ignacio Pineiro, nel 1929, con il significato di cucina saporita, con aggiunta di salsa, con la stessa accezione più ampia di quando noi diciamo “aggiungiamo un po’ di pepe”.
Ma il termine raggiunge maggiore successo negli Anni Sessanta, con il disco di Cal Tjader Soul souce, un classico del latin jazz, che aveva in copertina una bottiglia di tabasco.
Negli Anni Settanta, i dirigenti della Fania All Stars cominciarono ad utilizzare il termine Salsa per definire la musica latina.
I latini americani, nel frattempo, avevano iniziato ad usare la parola Salsa per distinguere la loro musica da quella dei bianchi, il Rock, e da quella dei neri americani, il Soul.
Indubbiamente la Fania vendette bene quello che ormai era un nuovo genere musicale, ma il movimento salsero si diffuse anche grazie alla comunità portoricana di New York, che contribuì a mantenere viva la musica cubana anche dopo la chiusura delle frontiere con l’isola.
Paquito D’Rivera, bassista, e Cachao Lopez, sassofonista, tra i massimi esponenti del jazz e della musica cubana di tutti i tempi, hanno dichiarato in un’intervista che un grande merito della diffusione e dell’evoluzione della musica latina e cubana va riconosciuto agli artisti portoricani di New York, i quali la modificarono introducendo elementi musicali dei propri paesi d’origine e le sonorità presenti nella metropoli americana, dando valore alla peculiarità della musica latina.
La popolazione latina si unì parlando una lingua comune, lo spagnolo, e suonando una sola musica (Cubana, Portoricana, Domenicana, Colombiana, Venezuelana, comunque di origine latina). Così recuperarono la loro identità, mischiando tutti i ritmi dell’America Latina, reinterpretando le vecchie sonorità con nuovi arrangiamenti e testi e riutilizzando la lingua spagnola.
Alcuni testi, all’insegna della protesta sociale, furono vietati negli USA e frequentemente si verificavano scontri tra la comunità portoricana e la polizia. Ci fu addirittura un assalto ad una caserma di polizia e da quest’episodio prese il nome il gruppo di Latin Jazz Fort Apache Band di Jerry Gonzales.
Gli Anni Settanta furono molto prolifici in tutto il mondo di nuovi generi musicali come il Rock, il Funky, la Fusion, e anche i musicisti latini furono coinvolti da questa ventata innovativa che portava alla sovrapposizione e alla fusione di diversi ritmi e generi musicali. D’altra parte tutta la musica cubana si fonda su questa operazione e la maggior parte dei ritmi hanno origine africana.
Successivamente la discografia americana cominciò a vendere sotto il nome Salsa tutta la musica latinoamericana, compresa la musica tradizionale cubana, generando una grande confusione che ancora adesso si cerca di chiarire.
Dagli Anni Novanta, in seguito al grande afflusso di turisti, si diffuse anche in Cuba questo termine fin troppo generico, tanto da convincere i musicisti cubani a identificare la loro musica con un nuovo termine,
la Timba.
Attualmente il termine Salsa indica tutta la musica che basandosi sulla clave, di Son o di Rumba, mescola differenti ritmi, melodie, sonorità e arrangiamenti non solo di origine latino americana (jazz, funky, rap, hip hop, ecc.).

 

 

Il Latin Jazz

Il Jazz nasce alla fine dell’ottocento a New Orleans, con le stesse origini africane della musica cubana e a Cuba fin dagli Anni Venti si suona jazz.
Negli Anni Quaranta, inizia uno scambio tra Jazz e musica cubana che darà vita al Cubop, come già descritto nel capitolo “Il mambo da Cuba a New York”, e si evolverà nel Latin Jazz.
La collaborazione fra musicisti cubani e jazzisti nordamericani produsse questa combinazione esplosiva nata dall’introduzione delle percussioni afrocubane nella musica jazz sfociata nel Cubop ad opera di Chano Pozo e Dizzy Gillespie.
L’orchestra di Gillespie debuttò nel 1947 dove, con Chano Pozo, suonò il brano “Manteca” (nome che indicava la marijuana), che si potrebbe definire l’esordio del Latin Jazz.
Anche a Cuba in quegli anni le orchestre suonavano musica cubana e jazz, contaminandole tra loro. Durante le esibizioni spesso i musicisti si lasciavano andare a grandiose descargas (jam session o improvvisazioni).
Negli Anni Cinquanta sono diverse le orchestre cubane che suonano mambo e latin jazz.

 

 

Il Latin Hustle

Negli Anni Settanta la Salsa raggiunse il suo massimo successo, ma negli Anni Ottanta cominciò a declinare, soppiantata dalla disco-music e dall’hustle, termine inglese che significa “lotta”.
Questa nuova musica, incontrandosi con il pubblico latino, diede vita al Latin Hustle, ballo altamente spettacolare che presto si diffonde a New York. Il suo successo viene consacrato definitivamente grazie al film Saturday night fever, uscito nel 1978.

 

L’evoluzione della Salsa negli Stati Uniti

Negli Anni Ottanta la Salsa, soppiantata dalla disco-music e dal Latin Hustle, conosce un periodo di crisi, ma continuerà a rinascere, anche in futuro, grazie alla creatività di alcuni artisti.
Alla fine degli Anni Ottanta la diffusione della Salsa Romantica, o Salsa Monga (moscia), come veniva dispregiativamente definita, contribuì a mantenere alto l’interesse per questa musica. Si trattava di una corrente che puntava più sulla melodia che sul ritmo ed era caratterizzata da testi sull’amore e, a volte, più esplicitamente sul sesso, come nel caso della Salsa Erotica. Ebbe grande successo finché non venne soppiantata dal ritorno del Mambo newyorchese.
Quello che noi definiamo Salsa New York Style non è altro che il Mambo dell’epoca del Palladium, il cui modo di ballare viene rinnovato grazie alla creatività di alcuni ballerini e coreografi. New York è sempre stata la città dove il fenomeno della Salsa ha conosciuto maggiore successo e diffusione, forse per il desiderio della comunità latina di Manhattan di rimanere in contatto con le proprie origini. La maggior parte dei latini di New York sono di origine portoricana, chiamati nuyorican, e vivono nello Spanish Harlem, il barrio latino, e nel South Bronx.
Grande importanza per la definizione di questo stile di ballo ha avuto il celebre ballerino e coreografo Eddie Torres, di origine portoricana, che creò uno stile da lui battezzato night club style.
Tito Puente incontrò Eddie Torres in un club di New York e capì subito il talento di questo giovane ballerino, tanto che successivamente Eddie e sua moglie Maria ballarono durante i suoi concerti come The Tito Puente Dancers.
Eddie Torres seppe fondere l’eleganza del Mambo stile Palladium con le figure del Latin Hustle dando origine ad uno stile caratterizzato da complicati mambo shines, figure spettacolari e un grande utilizzo di piroette. Inoltre impostò il ballo su un conteggio dei tempi molto innovativo che ultimamente si sta diffondendo anche in Italia, chiamato “break on two” e che consiste nel battere sul tempo 1 il piede destro sul posto e andare in avanti con il piede sinistro sul tempo 2.
Un’altra scuola di successo a New York e quella fondata da Angel e Adelaida Rodriguez, chiamata Razz ‘M Tazz. Il loro stile, pur adottando un passo base diverso, è molto simile a quello di Eddie Torres, solo maggiormente influenzato dall’Hustle.
La Salsa di New York è caratterizzata soprattutto da una grande energia e dinamismo, mantenendo in secondo piano il sabor caraibico. Lo stile dei ballerini newyorchesi è influenzato molto anche dai rappers e dai ballerini di Hip Hop e si allontana dallo stile più morbido e rilassato dei salseri di Porto Rico. Le figure e i passi sono molto simili, avendo alla base la stessa origine, ma l’interpretazione rende il loro modo di ballare molto diverso.
Negli Stati Uniti la Salsa si è diffusa molto anche in California e in particolare a Los Angeles, tanto che ormai si parla anche di un vero e proprio Los Angeles Style.
In questo stato è molto forte la comunità messicana e proprio qui nascono i più grandi talenti della California, conosciuti ormai in tutto il mondo.
Tra i nomi più rappresentativi dello stile californiano dobbiamo citare i fratelli Vazquez e in particolare Johnny, nominato da Eddie Torres el principe de la salsa.
Le caratteristiche principali di questo stile sono la spettacolarità, le acrobazie, le piroette, tralasciando decisamente le origini caraibiche e il sabor, come è facile aspettarsi nella patria del cinema e dello spettacolo.
Anche a Miami è arrivata la Salsa, anche se il risultato è meno spettacolare di quello che ci si potrebbe aspettare. Inoltre in Florida non si è sviluppato uno stile particolare, ma si balla un po’ di tutto, dal Casino Cubano alla Salsa Erotica allo stile Portoricano e Newyorchese.
Alla fine degli Anni Ottanta Miami era diventata un cimitero degli elefanti, dove i vecchi americani andavano a passare l’inverno. Ma con l’arrivo dei cubani, questa città si è completamente trasformata, tanto che la lingua ufficiale è diventata lo spagnolo. A Miami vivono circa un milione e mezzo di cubani, residenti prevalentemente nella Calle Ocho, all’interno del quartiere ribattezzato Little Habana.

 

 La storia della Clave  

Dal secolo XVI fino al secolo XVII, i magazzini del porto de L’Havana sono stati il centro vitale di tutta la capitale.
La sicurezza del porto, fortificato e con la reputazione di essere inoppugnabile, assicurava alla città l’arrivo di tutte le barche e con esse delle ricchezze delle terre d’America ed impose L’Havana come l’incontestabile “Chiave delle Indie”.
Anno dopo anno, l’Havana in Cuba e Siviglia in Spagna si scambiarono uomini, merci, sapere ed abitudini, a causa dell’andirivieni delle navi su quella rotta.
Nel porto si mischiarono le musiche d’Africa, echi nelle memorie degli schiavi neri, e le musiche dell’Andalusia, contribuendo a costruire un cubanismo nascente.
Il porto dell’Havana vibrava di attività: occorreva riparare le imbarcazioni di legno danneggiate dalle tempeste e dai pirati e rimetterle in buono stato, prima di restituirle al mare, cariche di merci preziose, alla volta delle famigerate Isole Bermuda, passaggio obbligato per il ritorno in Europa.
Le caviglie erano bastoncini di legno che servivano per fissare i pezzi delle imbarcazioni ed erano ammassate a migliaia nei magazzini del porto. Erano di un legno immarcescibile nell’acqua di mare e di una qualità senza eguali; esse erano i pezzi essenziali di un’imbarcazione, vere chiavi di volta, senza le quali niente sarebbe stato possibile. Erano le responsabili della sicurezza in mare: si può dire che su di esse riposava tutto l’edificio commerciale.
Nelle mani degli operai e dei falegnami della marina, esse si scontravano al ritmo del lavoro, liberando un suono profondo e nostalgico, causato dalla durezza del legno utilizzato (acana, jiqui, guayacan, jucaro, quiebrahacha, ecc.).
Quando il lavoro si fermava un momento, i depositi e le taverne del porto si popolavano di musica e di canti e le caviglie, o “Claves”, diventavano naturalmente percussioni nelle mani della gente povera che non aveva strumenti, e per la quale la musica era un’attività naturale e quotidiana.
Fu così che, levigata dal tempo e dalle mani degli schiavi neri e dei carcerati venuti dall’Andalusia, la clave scivolò lentamente dalla sua funzione di pezzo di imbarcazione al suo status di strumento musicale: in un porto che è una chiave del mondo, due pezzi di legno, pezzo essenziale delle barche, diventarono un’altra chiave: quella della musica cubana.
In effetti, è alla percussione delle claves che l’orchestra si affida. E se il suonatore della clave perde il ritmo, è tutto un edificio che precipita: quello della musica. La clave è la colonna vertebrale della salsa e ne costituisce anche il cuore. Si dice che il ritmo della clave non si impara: uno nasce con esso, oppure no.
Ma senza arrivare al ritmo, già solo il battere la clave è meno banale di quello che sembra.
Si prende per un estremo uno dei due bastoncini nella mano destra e si batte ritmicamente, con un movimento morbido e rilassato che parte dal polso, sul centro del bastoncino sorretto dalla mano sinistra.
La presa della mano sinistra è essenziale: il bastoncino si regge tra il pollice e le altre dita.
Si trova così a riposare all’interno del palmo che assume la funzione di cassa di risonanza; la pressione esercitata sulle dita, il modo di “arrotondare” il palmo e, ovviamente, la forza del tocco, influenzano il timbro e la potenza del suono ottenuto.
Il bastoncino destro, attivo, è simbolicamente la parte maschile dello strumento; mentre il bastoncino sostenuto dalla mano sinistra, passivo in apparenza ma dal quale esce il suono, ne è la femmina.
Spesso, i vecchi suonatori di claves, per abitudine o tradizione, usano sempre la stessa mano per lo stesso bastoncino: uno sarà sempre il destro, maschio, e uno il sinistro, femmina, anche se le claves all’inizio sono rigorosamente identiche e simmetriche. Col passare del tempo, i tocchi ripetuti creano un “vuoto” nel legno, in modo peculiare e differente per i due bastoncini: l’esame di una coppia di claves usato rafforza senz’altro il simbolismo della sessualità.

 

 

Il  ritmo della Clave

 

 La clave come concetto musicale è un pattern o patron, per dirlo in spagnolo, di due misure; una composta di tre colpi ed una di soli due.
Mentre balliamo, noi contiamo la musica in otto tempi. I tempi forti (o in battere) sono 1-3-5-7, mentre in tempi deboli (o in levare) sono 2-4-6-8. Il pattern della clave si svolge lungo questi otto tempi, musicalmente suddivisi in due battute che in conseguenza di ciò vengono ad essere asimmetriche.
E’ proprio questa suddivisione asimmetrica del tempo ciò che caratterizza e condiziona fortemente la musica cubana e latina in generale. La battuta con tre colpi, considerata forte, è sempre contrapposta a quella lineare o debole ed il loro accoppiamento crea un continuo alternarsi di tensione e rilassamento ritmico della musica.
Questa è senz’altro una delle implicazioni più evidenti di questo tipo di concezione ritmica ma, dal punto di vista pratico ne abbiamo un’altra: la direzione della clave. Con direzione della clave si intende definire quale delle due battute, forte o debole, venga per prima, dato per assunto che in un brano musicale la clave non si interrompe mai dall’inizio alla fine.
Proprio in questo ambito si parla spesso di clave 2/3 e clave 3/2 come se fossero due cose differenti. In realtà la clave ritmicamente è una sola ed e’ quella che abbiamo definito; con queste due indicazioni numeriche si intende definire la direzione della clave in un preciso brano musicale. Infatti quello del “verso” della clave è un concetto strettamente legato alla melodia e più in generale al brano musicale nella sua interezza. Per conoscere il verso “puro” di una clave slegata da ogni altro strumento musicale, bisognerebbe conoscere con esattezza il momento in cui il musicista ha iniziato a suonarla, viceversa per riconoscere il verso della clave in un brano ci si basa sui tempi sottolineati da tutti gli altri strumenti e si va a vedere su quali di questi cadono i fatidici colpi della clave.
Clave 3/2 significa che la battuta forte (3 colpi) è quella in cui, ballando, contiamo i tempi 1,2,3,4; clave 2/3 significa che la battuta forte è quella in cui, ballando, contiamo i tempi 5,6,7,8 (e ovviamente viceversa per quanto concerne la battuta debole) Andiamo a conoscere i tipi di clave più comuni. Si tratta di pattern antichissimi di diretta provenienza africana ancora oggi diffusissimi nella musica del continente nero insieme ad una infinità di varianti e derivati. A Cuba sono stati codificati da varie generazioni di musicisti e musicologi e prendono il nome dei generi musicali più importanti.
Esistono due tipi principali di clave: la Clave di Son e la Clave di Rumba.


La più conosciuta ed utilizzata è la Clave di Son, senz’altro regina della musica popolare e, al giorno d’oggi, anche di quella più commerciale conosciuta come salsa.



Tempo
Clave di Son 3/2

Ballando sull’1

Ballando
sul 2 musicale

 Ballando
sul 2 ritmico

1

TAC

1° Passo

PAUSA

PAUSA

1 e 1/2

 

 

 

 

2

 

 2° Passo

1° Passo

4° Passo

2 e 1/2

TAC

 

 

 

3

 

3° Passo

2° Passo

5° Passo

3 e 1/2

 

 

 

 

4

TAC

PAUSA

3° Passo

6° Passo

4 e 1/2

 

 

 

 

5

 

4° Passo

PAUSA

PAUSA

5 e 1/5

 

 

 

 

6

TAC

5° Passo

4° Passo

1° Passo

6 e 1/2

 

 

 

 

7

TAC

6° Passo

5° Passo

2° Passo

7 e 1/2

 

 

 

 

8

 

PAUSA

6° Passo

3° Passo

8 e 1/2

 

 

 

 

 

C’è poi la Clave di Rumba, molto più diffusa nel folclore e, negli ultimi 20 anni, anche nella musica popolare più moderna o in quella di fusione. Viene utilizzata spesso nelle salse di ritmica cubana. Essa sostanzialmente differisce dalla clave di Son solo per il terzo colpo della battuta forte che invece di essere posizionato sul 4, è posizionato sul 4 e 1/2 e viene spesso evidenziato dai cantanti e ballerini cantandolo così: “

 

 

Tempo 
Clave di Rumba 2/3

Ballando sull’1

Ballando
sul 2 musicale

 Ballando
sul 2 ritmico

1

TAC

1° Passo

PAUSA

PAUSA

1 e 1/2

 

 

 

 

2

 

 2° Passo

1° Passo

1° Passo

2 e 1/2

TAC

 

 

 

3

 

3° Passo

2° Passo

2° Passo

3 e 1/2

 

 

 

 

4

 

PAUSA

3° Passo

3° Passo

4 e 1/2

TAC

 

 

 

5

 

4° Passo

PAUSA

PAUSA

5 e 1/5

 

 

 

 

6

TAC

5° Passo

4° Passo

4° Passo

6 e 1/2

 

 

 

 

7

TAC

6° Passo

5° Passo

5° Passo

7 e 1/2

 

 

 

 

8

 

PAUSA

6° Passo

6° Passo

8 e 1/2

 

 

 

 

 

 

Ascoltando un brano, possiamo seguire la melodia contando gli “otto” 1-2-3-4-5-6-7-8 etc., oppure la ritmica scandendo la clave PA—PA—PA—–PA-PA.

PA—PA—-Paum—-PA-PA “.Alla “fine del giro” ci troveremo di nuovo sull’uno musicale, pronti a ricontare l’uno o a ricantare il primo colpo di clave. Ovviamente possiamo fare la stessa cosa ballando, possiamo cioè muoverci in riferimento alla melodia (musica, parole), o al ritmo.
Il ritmo è scandito dalla sezione percussiva dell’orchestra. Ciascuna percussione esegue un suo peculiare pattern ritmico, che però è capeggiato, diretto e legato indissolubilmente alla clave. Tant’è che quando la clave è “sottintesa” o coperta dal suono degli altri strumenti, si può facilmente desumere dal suono delle altre percussioni. Nel caso della clave 3/2, il primo colpo della misura forte viene a coincidere con il tempo uno, mentre il primo colpo della misura debole viene a coincidere con il tempo sei. Nel caso della clave 2/3, il primo colpo della misura forte viene a coincidere con il tempo cinque, mentra il primo colpo della misura debole con il tempo due.

 

 

 Il Merengue

 
Il Merengue, le cui origini sono piuttosto incerte, è il ballo più diffuso di Santo Domingo fin dal 1850, quando soppiantò la Tumba Francesa.
Negli Anni Trenta il Merengue accrebbe la sua popolarità anche grazie alla radio, ma non si era ancora diffuso fuori dall’isola.
Negli Anni Settanta cominciò a diffondersi anche negli Stati Uniti, soprattutto grazie alla comunità dominicana di New York. Fondamentale per il suo successo nella metropoli americana fu l’apporto del grande musicista Johnny Pacheco.
Il personaggio che contribuì allo sviluppo mondiale del Merengue fu soprattutto Wilfrido Vargas, grazie al suo sound molto moderno e all’utilizzo di testi ricchi di doppi sensi.
Ma se Vargas ha contribuito a diffondere il Merengue nel mondo, l’artista che ha dato prestigio al genere è stato Juan Luis Guerra.
Il Merengue viene ballato a Santo Domingo con pochissime figure e si basa soprattutto sul movimento del bacino.

 

 

La Bachata

 Ritmo tipico del folclore locale a metà tra il Son e la Beguine, genera un ballo molto sensuale dove la coppia rimane abbracciata per quasi tutta la canzone.
Anche la diffusione della Bachata si deve a Juan Luis Guerra.

 

 

 

Storia della Musica Cubanaultima modifica: 2010-09-09T15:26:00+00:00da cubop
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