APERTURA NUOVI CORSI 2017-2018

 VELLETRI

GENZANO DI ROMA

 CISTERNA DI LATINA

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Orari Corsi

VELLETRI

“Salsa Cubana”  

Livello Principianti

Inizio Corso Martedì 3 Ottobre 2017 ore 21:30

Le lezioni si svolgeranno tutti i Martedì

dalle ore 21:30 alle ore 23:00

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Livello Intermedio/Avanzato

 Inizio Corso Giovedì 5 Ottobre 2017 ore 21:30 

Le lezioni si svolgeranno tutti i Giovedì

dalle ore 21:30 alle ore 23:00

Non è richiesta la coppia

Le lezioni si terranno presso la Palestra

“Linea Club”

sita in Via Privata Jori, 9 Velletri (RM)

Info: Luca 3470435072

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GENZANO DI ROMA

“Salsa Cubana”

Livello Open

 Inizio Corso Lunedì 2 Ottobre 2017 ore 21:30 

Le lezioni si svolgeranno tutti i Lunedì

dalle ore 21:30 alle ore 23:00

Non è richiesta la coppia

Le lezioni si terranno presso la Palestra

“A.S.D. Scuola di Danza Divertissement”

sita in Via Saragat, 19 Genzano (RM)

Info: Luca 3470435072

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CISTERNA DI LATINA 

“Salsa Cubana”

Livello Open

 Inizio Corso Venerdì 6 Ottobre 2017 ore 21:00 

Le lezioni si svolgeranno tutti i Lunedì

dalle ore 21:00 alle ore 22:30

Non è richiesta la coppia

Le lezioni si terranno presso la Palestra

“FIT DANCE 2001”

sita in Via Nettuno Km 1.250 Cisterna (LT)

Info: Luca 3470435072

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Corsi Velletri

Dal 3 Ottobre 2017

“Salsa Cubana”

Livello Principianti

 Tutti i Martedì 

dalle ore 21:30 alle ore 23:00

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Livello Intermedio/Avanzato

 Tutti i Giovedì

dalle ore 21:30 alle ore 23:00

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 Non è richiesta la coppia

 Le lezioni si terranno presso

la Palestra Linea Club

sita in Via Privata Jori, 9 Velletri (RM)

Info: Luca 3470435072

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Corso Genzano

Dal 2 Ottobre 2017

“Salsa Cubana”

Livello Open

 Tutti i Lunedì 

dalle ore 21:30 alle ore 23:00

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 Non è richiesta la coppia 

 Le lezioni si terranno presso

la Scuola di Danza Divertissement

sita in Via Saragat, 19 Genzano (RM)

Info: Luca 3470435072

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Corso Cisterna Di Latina

Dal 6 Ottobre 2017

“Salsa Cubana”

Livello Open

 Tutti i Venerdì

dalle ore 21:00 alle ore 22:30

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 Non è richiesta la coppia 

 Le lezioni si terranno presso

la Palestra Fit Dance 2001

sita in Via Nettuno, 1.250 Cisterna (LT)

Info: Luca 3470435072

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Serate Spirito Latino

Locale di Salsa

punto di incontro per tutti gli

Amici della Scuola e non solo.

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 Ogni Domenica

il ritrovo fisso della Scuola

è L’Alterego!!!

Via Salvo D’Acquisto, 10

Velletri (RM)

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Insegnante Luca

Luca Lollobattista
Maestro Tecnico Federale
Danze Caraibiche Diplomato F.I.T.D
 
 
 

 
 
 
 

Casino Style


 
 
 
 
 
 
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L’attenzione del proprio Maestro

Può succedere che durante la lezione ci sentiamo trascurati dal nostro maestro, alle volte può persino capitare di non sentirci presi nella giusta considerazione. In casi come questo l’errore più grande è quello di non cercare di capire il motivo di questa più o meno effettiva poca considerazione. Alle volte siamo lì che diamo il meglio di noi stessi, ma magari il nostro maestro non ci dice se abbiamo fatto bene, se abbiamo sbagliato e o se c’è qualcosa in cui dobbiamo migliorare. E questo silenzio alle volte non ci incoraggia nel nostro cammino.
Andiamo allora a vedere quali sono le possibili motivazioni:
1°Al vostro maestro non gliene frega niente di quello che state facendo, l’unica cosa che gli interessa è il mensile che gli date a fine mese.
Se così fosse, questo maestro sarebbe uno stupido perché;; così rischierebbe di perdervi prima o poi. E voi sareste ancora più stupidi lui nell’accettare una situazione del genere.
2°Il vostro maestro è un incapace e quindi non è in grado lui per primo di dirvi dove sbagliate e cosa fare per correggervi.
Idem come sopra.
3°Il vostro maestro non vi dice niente perchè state facendo le cose per bene.
Questa è la spiegazione più rosea ma che soddisferebbe solo quelli che di natura sono più sicuri di se. Non soddisferebbe  quelli che invece sono convinti di sbagliare anche quando fanno bene le cose (e sono tanti) o quelli che hanno sempre bisogno di essere incoraggiati o di avere costantemente l’approvazione del proprio maestro.
4°Il vostro maestro non vi dice niente perchè come recita una famosa canzone di Bobby Solo: “Non c’è più niente da fare!”
Questa potrebbe essere una ragionevole ipotesi ma allora a quel punto non sarebbe meglio provare a cambiare il livello di corso, chiedendo consiglio proprio al vostro maestro?
5°Il vostro maestro vi vuole dare un tempo ragionevole per l’apprendimento.
Ogni allievo ha i suoi tempi di apprendimento, c’è chi impara rapidamente e chi invece poco a poco. A volte il maestro sa che le cose magari non le avete fatte proprio bene ma prima di rimproverarvi o di farvelo notare cerca di darvi il tempo necessario per assimilarle.
6° Il vostro maestro non vuole metter più di tanto il dito nella piaga per non scoraggiarvi.
Ognuno ha il proprio tallone d’Achille (esempio il senso ritmico o la rigidità corporea) e insistere troppo su quelle che sono le proprie carenze di base, può alle volte trasformarsi in un’arma a doppio taglio e far nascere nell’allievo un senso di sconforto piuttosto che la voglia di migliorarsi.Per quanto mi riguarda negli anni ho cambiato molto il mio approccio didattico e credo anche umano. All’inizio ero talmente convinto delle mie idee che volevo coinvolgere tutti quelli che mi seguivano nel mio entusiasmo. Mi ritrovavo alle volte a scalare una montagna con un ardore talvolta eccessivo. Un ardore che mi spingeva a non guardarmi indietro, nella convinzione che tutti mi seguissero con la stessa passione. Poi una volta arrivato sulla vetta di quella montagna, guardavo di basso e mi rendevo conto che molte persone avevano desistito da quella scalata, spaventate dalle difficoltà di quella impresa. Ho cercato (ed ancora sto cercando di farlo) di lavorare molto su questo aspetto e credo di essere diventato negli anni molto più tollerante verso le debolezze e le carenze altrui. Mi auguro che sia un bene. Ciò mi ha fatto capire ad esempio che devo adattare il mio metodo alle esigenze delle persone che mi seguono, piuttosto che obbligare queste persone ad ottenere dei risultati che non sono magari alla loro portata o nei loro obbiettivi. Ciò non mi ha sicuramente portato ad abbassare il livello di qualità della mia didattica, ma bensì a differenziarla o meglio a diluirla e svilupparla nel tempo. In passato quando qualcuno sbagliava glielo facevo subito notare, anzi alle volte persino mi incaponivo se qualcuno non riusciva a fare quello che gli volevo insegnare. Col tempo ho capito che in molti casi quell’atteggiamento è persino controproducente. A lezione ci sono molte persone che si nascondono nelle ultime file proprio perchè mai o poi mai vorrebbero essere rimproverate anche se in maniera educata.  Oggi quindi prima di rimproverare qualcuno ci penso due volte, perchè non sai mai come quella persona può prendere un rimprovero, anche se detto solo come uno sprono a migliorarsi.
Certo questo mio atteggiamento dipende  molto anche dal corso a cui si partecipa. E’ normale che più alto è il livello del corso più ci si attende un impegno ed una prestazione adeguata.Sono perfettamente consapevole che molti vorrebbero sentirsi fare più  complimenti. Credo però che in questo caso sia meglio essere parchi, perchè l’esperienza mi dice che in questo ambiente è fin troppo facile montarsi la testa e perdere il limite delle proporzioni.
Alla fine non tutti siamo uguali e non tutti amiamo essere trattati allo stesso modo, quindi sta anche a voi chiedere al vostro maestro la giusta attenzione ma anche la maniera più idonea per riuscire ad entrare in contatto con voi e con le vostre problematiche.

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Il dialogo tra Maestro e Allievo

L’altro giorno alcuni allievi mi hanno chiesto che cosa ne pensassi del fatto che in giro ci sono tantissimi maestri di salsa.
Io ho serenamente risposto che è una realtà che bisogna accettare e con la quale bisogna soprattutto imparare a confrontarsi.
Troppo facile prendersela con le persone che si mettono ad insegnare senza averne i requisiti. Bisognerebbe piuttosto capire perché tanta gente si rivolge a questi maestri in erba, piuttosto che a maestri davvero qualificati.
Questo enigma mi ha sempre affascinato, perché apparentemente sembrerebbe non avere una logica.
“Se io, pur nella mia limitata conoscenza, mi rendo conto che il maestro che ho davanti non è certamente all’altezza del compito perché continuo ad andare da lui?”
La risposta in apparenza potrebbe non avere una sua logica ma a ben guardare una logica la trovi. Anzi di motivazioni ne trovi più di una e non sono niente affatto irrazionali.
Se sono una persona a cui interessa solo muovermi un po’, sceglierò il mio maestro innanzitutto in base alla vicinanza della sua scuola rispetto alla mia abitazione. Se sono una persona che cerca nella salsa soprattutto un momento di socializzazione, cercherò al contrario un corso molto affollato, frequentato da persone che possono suscitare in qualche maniera la mia attenzione
In casi come questi non è il maestro, né la sua bravura a determinare la mia scelta finale, visto che non c’è dietro una reale voglia di imparare. Anzi al contrario un maestro che “insegni” veramente potrebbe invece spaventare e portare queste persone non particolarmente motivate, a desistere.
Molto si parla della capacità o meno dei maestri di insegnare ma troppo poco si parla della reale propensione degli allievi ad imparare.
Purtroppo ci sono persone che con gli anni perdono completamente questa capacità di apprendere, altre che a lezione si pongono fin dall’inizio in maniera negativa, molte che alle prime difficoltà si arrendono, altre ancora che si confrontano in continuazione con gli altri, al punto che quando vedono che gli altri riescono a fare con facilità cose che sono per loro difficili, smettono.Ci sono poi alcune persone che non vogliono assolutamente essere riprese e che alla prima correzione si sentono subito prese di mira, senza parlare della difficoltà oggettiva, per qualsiasi maestro, di portare avanti dei corsi che spesso, per una serie di circostanze, non sono affatto omogenei.
Il mestiere del maestro non è certamente facile. Non solo deve avere una buona didattica ma deve avere anche un grande controllo, una grande lucidità e una serenità interiore che lo aiuti sempre a sorridere, a non perdere mai la pazienza anche di fronte ad una classe non particolarmente motivata o dotata. Soprattutto un buon maestro deve imparare ad essere un buon psicologico. Capire, ad esempio, quando una persona va stimolata, incoraggiata o quando addirittura è meglio tacere davanti alle sue evidenti difficoltà fino a fare finta di niente.
Io da sempre sostengo che non esiste una Metodo Universale o una didattica buona per tutti. Anzi sono convinto che la prima qualità di un Buon Metodo deve essere la sua flessibilità. Il tuo Metodo per funzionare deve innanzi tutto sapersi adattare alle persone che hai davanti.
In tutti questi anni di insegnamento, ho infatti capito una grande lezione:
“La maggioranza delle persone non vuole uscire dalla classe con la sensazione di “non avere imparato” quello che hai cercato loro di spiegare. Né con la convinzione che quella lezione era troppo difficile. La maggioranza delle persone vuole uscire dalla classe con un senso di gioia, con la sensazione di “aver imparato qualcosa”, di avercela fatta.”
Poi di certo ci sono le eccezioni: i tignosi, quelli che vogliono imparare a tutti i costi e che non si arrendono davanti alle difficoltà, oppure quelli che vorrebbero imparare sempre di più. Sono però una minoranza. D’altra parte, non si può pensare di avere in classe solo elementi estremamente dotati. Né è impensabile cercare di ottenere dei risultati solo con i più bravi..

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L’importanza della Danza

 

Per noi occidentali, così razionali, così desiderosi di certezze e di verità assolute, alle volte risulta molto difficile prendere in considerazione la variante spazio-temporale della salsa. Ovvero la salsa si è modificata o meglio evoluta non solo attraverso gli anni ma anche in base alla sua posizione geografica.
A molti piacerebbe che la salsa fosse una espressione definita con una sua precisa identità, una cosa rimasta immutata nel tempo, che fosse universalmente riconosciuta. L’intrinseca libertà della salsa se da una parte ci affascina, dall’altra ci spiazza. Ci regala un senso di smarrimento, se non addirittura di irritazione, ma più proseguiremo nel nostro cammino e più ci renderemo conto di come la salsa sia l’espressione danzante di realtà sociali assai complesse e variegate.
Quello che io mi permetto di contestare è che il fatto di ballare uno stile rispetto all’altro ci rende più bravi o migliori.
Così come il fatto che ci sia una salsa più divertente dell’altra.
Queste sono a mio parere delle convinzioni del tutto sbagliate.
Io credo che quando una persona ha voglia di ballare si diverte sempre a prescindere da quello che balla (che può essere salsa erotica, cubana, portoricana e via dicendo ma anche chachacha, merengue, bachata o persino reggaeton).
Tendiamo sempre a cadere nello stesso errore dimenticando una grande verità: è il ballerino che fa la salsa e non la salsa il ballerino.
CI sono poi delle erratissime convinzioni legate al fatto che ballando su un tempo specifico o adottando un determinato passo base si diventa improvvisamente dei grandissimi ballerini. Per un periodo l’ho creduto anche io ma oggi dico: “Magari fosse così!!!”
Prendiamo ad esempio una delle migliori ballerine portoricane: Tania Santiago. Al Salsa World Festival ha fatto uno stage improntato molto su di lei: cose semplici ma fatte con grande classe ed eleganza. Ebbene quello stage lo avrebbe potuto fare sull’uno, sul due o sul break, (partendo sia avanti che indietro) e non sarebbe cambiato niente, perché il segreto di Tania non è nei passi che fa, ma nel suo “port de bras”, ovvero del suo peculiare modo di porgere le mani e le braccia che però non gli viene dalla salsa ma bensì dal fatto di aver per anni studiato danza.Stesso discorso per gli stage con Tito Ortos o Jhesus Aponte. Non è tanto importante quello che fanno o che insegnano, importante è invece tutto quello che sta dietro a ciò che insegnano. Entambi infatti vengono dal mondo della danza.
Vi piace Frankie Martinez? Benissimo ma il suo successo, la sua bravura non dipende dal fatto che balla sul break ma dal fatto che sa muovere benissimo il suo corpo, alla stessa maniera come lo fa uno come Franklin Diaz, un altro che da del tu alla danza.
A che cosa mira il mio discorso? A dire che se non fai danza non hai speranza? Assolutamente no! Si prefigge semmai a farci tornare un po’ tutti con i piedi per terra. Alle volte il fatto di saper ballare un po’ di salsa ci dà l’impressione di essere diventati dei marziani, ci spinge a paragonarci, a disprezzare il modo di ballare degli altri, persino a sentirci superiori perché noi magari balliamo quel determinato stile “che fa tanto fico”.
Io credo che siano altre le qualità che fanno la differenza e non il tipo di salsa o il tempo di esecuzione che scegliamo.
Noi amiamo molto la naturalezza con cui i latino-americani si muovono ma poi scopriamo che quei ballerini che ci piacciono vengono quasi tutti dal mondo della danza. Il che ci dimostra che una cosa diventa naturale quando la fai perfettamente tua, quando diventa fluida e non costruita ma per farlo devi conoscere molto bene le potenzialità espressive del tuo corpo e soprattutto avere una padronanza, una consapevolezza o una sensibilità che ti permette di raggiungere l’obbiettivo più importante:
lasciarsi finalmente andare e ballare seguendo le emozioni che la musica ti ispira in quel momento.

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L’etica del bravo ballerino

Un  ballerino può essere anche perfetto tecnicamente, ma se quando va nei locali non si concede mai, se balla solo con le ragazze più brave, se si mette su un piedistallo, se  balla solo per mostrare il proprio talento, allora non è un bravo ballerino, proprio perché; è privo della cosa più fondamentale: l’etica del ballo.Un’etica che non può prescindere dalla buona educazione, dal rispetto degli altri, dalla gentilezza d’animo e dalla disponibilità verso il prossimo.
La personalità è fra le doti essenziali di ogni bravo ballerino ed è quindi fondamentale sviluppare qualità come creatività, fantasia, capacità d’improvvisazione. E’ importante  nel ballo mettere sempre qualcosa di nostro: avere sì dei modelli ma non ritrovarsi mai a scimmiottare nessuno.
Altrettanto importante è poi l’attitudine. Sono profondamente convinto che nel ballo, come sosteneva il mio grande maestro Papito Jala Jala, gli uomini debbano proiettare sempre il loro machismo e le donne la loro femminilità.
C’è però da rilevare come oggi ci siano in giro molti ballerini effeminati e molte donne mascoline. La cosa non deve sorprendere più di tanto perché; ognuno di noi ha una parte femminile ed una maschile (lo yin e lo yang) ed è perfettamente normale che queste componenti escano fuori nel ballo. Molti ballerini, nonostante la loro indubbia bravura, non riescono ad essere apprezzati o a suscitare simpatia proprio a causa della loro attitudine a volte arrogante a volte eccessivamente distaccata.
C’è poi la categoria dei ballerini bravi ma tristi, incapaci di sorridere, preoccupati come sono di ricordarsi i passi e le figure che conoscono.
Oppure quella dei narcisi, che non riescono mai a valorizzare la partner con la quale ballano, riducendola ad un semplice fantoccio in grado di assecondare le loro smanie di protagonismo.
Tutti siamo probabilmente d’accordo, o comunque consapevoli che a volte un sorriso vale più di un passo complicato o di una figura estremamente elaborata. Eppure quanti ballerini sanno sorridere quando sono in pista? Pochissimi!
La cosa non deve stupire più di tanto perché; il sorriso rappresenta uno stato positivo dell’animo.  Sorridere però non è facile se non si è in pace con se stessi o se non si è sicuri di quello che si fa. Guardarsi negli occhi non è facile nella vita, figuriamoci quando si balla! Eppure è importante, lo sappiamo! E proprio perchè lo sappiamo dovremmo cercare di pensare di meno, imparando di conseguenza a sorridere di più…
C’è poi una cosa ancora più importante, una cosa per certi versi semplice ma nella pratica così difficile da trovare: la chimica di coppia. La salsa, non dimentichiamolo, è un ballo di coppia e non c’è niente di più bello vedere una coppia capace di esprimere l’intrinseca passione di questo ballo.
Un’ultima annotazione: per diventare dei bravi ballerini ci vuole soprattutto tanta umiltà. Umiltà non vuol dire non credere nei propri mezzi o nelle proprie capacità. Umiltà vuol dire  rimanere sempre con i piedi per terra.  Significa  non smarrire mai il senso del gioco e cadere nelle trappole della competitività. Significa non diventare mai troppo selettivi o intolleranti. Significa non ritrovarsi mai a parlare male degli altri, sperando allo stesso tempo di trovare  illusori riconoscimenti  dall’ambiente che ci circonda. Umiltà vuol dire ancora mettersi sempre in discussione, allargare i propri confini, cercando di sconfiggere i propri limiti, accettando di cambiare se necessario, senza arrivare mai al punto di credere di non avere più niente da imparare.
Sembra banale ricordarlo ma nella vita non si smette mai di imparare, ma per farlo ci vuole la volontà di non arroccarsi nelle proprie convinzioni, accettando magari di distruggere quel castello di certezze alle volte così faticosamente costruito.

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L’accettazione del limite

 

Un aspetto su cui sto concentrando molto la mia attenzione in questi ultimi tempi è l’accettazione del limite.
Alle volte quando ci appassioniamo per qualcosa perdiamo spesso le proporzioni di questa nostra improvvisa passione ed in un impeto di entusiasmo finiamo col diventare troppo severi con noi stessi, persino con gli altri, fino a trasformarci, nei peggiori dei casi, in autentici fanatici.
Ci ritroviamo così a chiedere troppo non solo a noi stessi e al nostro corpo ma persino agli altri, sottoponendoci ad uno stress psico-fisico, alla ricerca di risultati che non necessariamente arriveranno se non sorretti da un specifico talento (se non proprio dal fato benigno).
Come insegnanti vorremmo così trasformare i nostri allievi in campioni di ballo, dimenticando che molto spesso ci troviamo davanti a persone che non solo non si sono mai mosse in vita loro ma che hanno magari degli obbiettivi assai diversi dai nostri.
Come appassionati o operatori del settore vorremmo creare a casa nostra “il paradiso della salsa”.
Eden che non sono riusciti a realizzare nemmeno nei paesi d’origine.
Vorremmo di conseguenza serate con della musica straordinaria, locali affollati da provetti ballerini (bravi ma senza smanie di protagonismo). Ballerini nell’anima, capaci di mostrarsi umili, simpatici e disponibili e allo stesso tempo, capaci di divertirsi, rispettando gli spazi altrui.
Tutto ciò nel nome della qualità della varietà, del galateo, dell’educazione, della tolleranza e della pacifica convivenza
L’accettazione del limite, in noi e  negli altri, può sicuramente aiutarci ad essere più realisti e vedere le cose in maniera più obbiettiva.Aiutarci magari non solo nella nostra maturazione ma anche nel nostro tentativo di riuscire a dare agli altri con successo quel poco o tanto che vorremmo loro trasmettere.
Accontentarsi non sempre è una sconfitta, alle volte è solo una serena acquisizione del proprio limite, delle proprie capacità come delle proprie e altrui debolezze. Debolezze che dobbiamo imparare ad accettare se non vogliamo andare incontro a delle cocentissime delusioni.
Tutto ciò senza cadere nel tranello di arrenderci alle prime difficoltà o di avere gli altri come implacabile punto di riferimento.
Dovremmo al contrario vedere negli altri solo uno stimolo a migliorarsi e vedere in loro degli allegri compagni di viaggio con cui condividere una comune passione.
In fondo balliamo per divertirci, per stare meglio con noi stessi come con gli altri. Non roviniamo questo piacere alimentando la nostra paura di non farcela, ma dando fiato semmai alla nostra curiosità, conservando intatto soprattutto il senso del gioco.
La vita è troppo bella per doversi torturare l’anima senza riuscire alla fine ad apprezzare il risultato dei nostri sacrifici, del nostro impegno, della nostra passione ed anche dei nostri risultati, piccoli o grandi che siano…

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Storia della Musica Cubana

 

ANTECEDENTI DELLA MUSICA CUBANA

 

 

La Spagna, nel momento in cui fu scoperta l’America, era un paese a carattere multietnico dovuto alle dominazioni romane, visigote e musulmane che subì tra gli anni 218 a.C. e 1479 d.C., quest’ultimo, anno della riunificazione politica del paese. La Spagna ebbe un’influenza profonda nel carattere socio culturale del Caribe Ispanico e di Cuba per quattro secoli. Gli spagnoli apportano alla musica cubana e caraibica la struttura melodica, gli strumenti a corda pizzicata e le forme letterarie, sia scritte che orali.
Gli spagnoli colonizzano Cuba e nei primi cinquanta anni praticamente sterminarono gli aborigeni indocubani. Diego Velázquez che dal 1510 iniziò la colonizzazione di Cuba ricorse all’espediente di portare schiavi africani -principalmente Yoruba (lucumí), Bantù (congos) e Carabalì- per provvedere alla forza lavoro. Il sistema schiavista a Cuba permise agli africani di conservare i loro costumi, le loro tradizioni e il loro modo di vivere, specialmente i loro modo di suonare i tamburi i loro canti religiosi o profani. Inoltre, l’organizzazione sociale li provvide dell’aiuto conosciuto come Cabildos (capitoli). Le tribù africane apportano il ritmo, la creazione dei tamburi e altri strumenti a percussione, così come, la struttura dei canti basati sull’alternanza tra un cantante solista e un coro. È in questo crogiolo di costumi, credenze e idee che sorgono le manifestazioni della nazionalità cubana e, tra queste, la musica cubana con i suoi generi musicali più influenti nella Salsa: il Son, il Danzón (con tutte le sue varianti) e la Rumba.

 

 PRIME DANZE AFROCUBANE

 Nel 1513 entrano a Cuba i primi schiavi africani per sostituire nei duri lavori l’indio, che nel secolo XVII era stato quasi sterminato. Insieme ai distinti gruppi etnici portati dall’Africa vennero le loro espressioni culturali, tanto artistiche che religiose.
Molti pensano che la musica ereditata dai nostri schiavi non appartiene al nostro “folklore” e in realtà questa musica è d’origine africana, però si è sviluppata ed evoluta completamente nel nostro popolo. I suoi balli e canti semplici erano comuni nelle cerimonie per i defunti e per le iniziazioni, e anche nelle festività di alcune divinità. I gruppi di provenienza Bantù hanno balli collettivi, c’era il ballo Maní che ora è in disuso, esclusivamente per uomini, sebbene anche alcune donne forti e mascoline lo hanno ballato. Era come uno sport pugilistico basato su colpi e si scommetteva denaro come nelle lotte dei galli. Nelle danze degli Yoruba (Santeros) ogni santo ha un ballo differente che con il suo movimento cerca di rappresentare il carattere dello stesso. Così Ochosí, che è il dio della Caccia, ha una danza ricca di pantomime di partite di caccia e quelle di Yemayá, dea del Mare, conserva movimenti vivaci e ondulanti come le onde marine, a volte calme e altre tempestose. Dal canto suo Changó, dio del fulmine, del fuoco e della virilità, mentre balla tira fuori la lingua per indicare che è di fuoco e fa salti ben alti e contorsioni ben strane, per accentuare la sua prepotenza con crude evocazioni erotiche sessuali. Quando si sta danzando, i credenti che ballano o quelli che semplicemente partecipano cantando o osservando, s’impossessano di qualche morto (se è congo) o di un santo (se è yoruba), ossia ricevono nel loro corpo lo spirito di qualche entità.

 

 I ritmi tradizionali

 

 

 

 Yuka

Danza erotica di origine conga, nella quale i ballerini imitano i gesti del gallo e della gallina e il corteggiamento amoroso. Il nome ha origine dal tipo di tamburi costruiti con tronchi d’albero scavati con il fuoco e pelle di toro. Si tratta di gruppi di tre tamburi di dimensioni diverse: caja, il più grande, mula, di medie dimensioni e cachimba, il più piccolo. Le bacchette si chiamano katà.

Manì

La danza de manì, di origine bantù, assomiglia ad un pugilato danzato, cioè simula una lotta, come la capoeria brasiliana.

Palo

Danza collettiva di origine conga legata alle fasi lavorative nei campi. Non si usano tamburi, ma solo un tronco di legno detto guayaba. Il ballerino esegue bruschi movimenti con le braccia, mentre il busto si muove avanti e indietro o circolarmente. Si tratta di una danza guerriera e rappresenta la possessione.

Zapateo

Questa danza, a differenza di quelle descritte finora, ha origine spagnola e risale ai primi secoli della colonizzazione. Ora in disuso, veniva ballato dai campesinos bianchi ed era caratterizzato dai colpi dei piedi battuti ritmicamente per terra e veniva accompagnato dal canto e dalla chitarra.

Tumbandera

Suonata con tamburi di forma semiconica, chiamati tumba, è una danza di origine contadina africana simile alla samba.

Jata

Danza popolare diffusa in tutta la penisola iberica, le Baleari e le Canarie, viene accompagnata da chitarre e, a volte, nacchere e tamburi.

Habanera

Diffusa dal XIX secolo in tutta l’America latina e in Europa, secondo alcuni giunge a Cuba dall’Africa, secondo altri dalla Spagna. Ci sono svariati esempi di habanere famose, come La Paloma, composta nel 1840 dal musicista basco Sebastian De Iradier, e L’amour est un oiseau ribelle, tratto dalla Carmen di Georges Bizet.

 

 LA RUMBA 

Con l’abolizione della schiavitù a Cuba nel 1886 i neri schiavi che non potettero rimanere nella campagna, non possedendo terre per l’agricoltura e essendo impoveriti economicamente, si spostarono nella periferia dei paesi e delle città, dando vita ai Solares . Questi Solares nei sobborghi delle città esistevano già, ma con l’abolizione della schiavitù, l’incremento demografico degli stessi fu sostanziale. Nei Solares si mescolano le distinte tribù africane portate a Cuba dagli spagnoli, con i bianchi salariati che lavoravano nei piccoli negozi dei Solares. In questo ambiente apparve la festa collettiva e profana chiamata Rumba, con un tale impatto che la parola rumbero si utilizza per designare un persona festaiola e rumbear per l’attività festiva intensa tanto a Cuba quanto nel Caribe.
Al suo inizio, dovuto alla povertà estrema dei gruppi sociali che vivevano nella periferia delle città, gli strumenti utilizzati nella Rumba furono gli stessi mobili e utensili della casa o del lavoro. In poco tempo si passò a usare i Cajones (casse) in cui si importava il baccalà, per il loro legno buono. Con i cajones (da qui viene la frase “rumba de cajón”) si accompagnava un cantante che inoltre suonava la clave. Poi i cajones furono sostituiti dai tamburi, che arrivarono a essere tre. I tamburi (tumba, llamador e quinto) ricevettero il nome generico di tumbadores. Questa struttura s’ingrandì con un esecutore che colpiva con due bastoni il corpo di legno di uno dei due tamburi; questo si conobbe con il nome di Cáscara. In fine, il ritmo della cáscara passò a essere eseguito dallo strumento noto come cata (tronco di legno svuotato e sospeso in aria). È da queste circostanze che, alla fine del secolo passato, sorge la frase: “rumba del tempo di Spagna”, per evocare la maniera d’eseguire la Rumba a Cuba sotto la dominazione spagnola. Inoltre è ovvia la grande influenza delle tribù africane portate a Cuba nel concepimento di questo genere musicale.
La Rumba ha tre stadi differenti che si possono raggruppare in termini generali come segue:
Diana – frammento melodico introduttivo senza testo nel quale il cantante utilizza frasi di apparente incoerenza per ambientare;
Décima – il cantante improvvisa un testo dove presenta il tema che da il motivo alla Rumba, sebbene il metro letterario che utilizzano i rumberos in questa parte non è sempre la décima;
Rompe la Rumba – entrano gli strumenti a percussione, esce in pista di fronte ai musicisti una coppia di ballerini o un ballerino (nella Columbia) e il cantante evidenzia nel suo testo alcune frasi che saranno utilizzate come ritornello per il coro, per alternarle con le improvvisazioni del cantante.
Nella Rumba esistono tre stili, cioè:
La Columbia, Rumba rapida che è ballata da un solo uomo, consiste in movimenti acrobatici e convulsi, ripresi dai balli iremes o diablito cubano (diavoletto cubano), di fronte al quinto che sfida con i suoi passi, come nella bomba portoricana.Il Guaguancó, lo stile più importante della Rumba, si caratterizza per descrivere nel suo canto un avvenimento sociale o un personaggio del paese. Il suo ballo si distingue per un gioco di attrazione e repulsione tra la coppia. L’uomo cerca di “vaccinare” (vacunar)la donna con movimenti pelvici possessivi mentre lei si copre per evitare la “vaccinazione” (vacunao).
Il Yambú, Rumba lenta in cui i ballerini fanno gesti tipici della vecchiaia, non si fanno movimenti pelvici possessivi, del vacunao, nel canto s’intercala la frase “nel yambú non si vacuna” per distinguere il modo in cui si deve ballare; oggi giorno è coltivato solo da gruppi di ballo professionisti di Cuba.. Il guaguancó fu lo stile che più si coltivò fuori da Cuba.
Riassumendo, la Salsa si appropriò di alcuni degli elementi della Rumba, tra i quali possiamo menzionare:
l’introduzione del tema musicale del cantante, che esprime frasi di apparente incoerenza, accompagnato solo da strumenti a percussione;
il distacco della tumbadora (la conga) come strumento solista e di forza nella sezione della percussione.

 

 

 Conga

 

 

Deriva dalla più antica Comparsa, danza di gruppo di origine africana eseguita durante le feste profane degli schiavi, la Conga è il ballo tipico del carnevale cubano.


Contradanza

 

 

Adattamento dell’inglese country dance, ballo campestre, fu introdotta a Cuba tra la fine del ‘700 e i primi dell’800 dagli schiavi di origine francese provenienti da Santo Domingo e Haiti. È caratterizzata da figurazioni lineari eseguite con mani e braccia e accompagnata da un gruppo strumentale, chiamato orquesta tipica, formato da un oficleide (strumento a fiato), un guiro, due violini, due clarinetti, un trombone, una cornetta, un contrabbasso e due timpani.
La controdanza rimase il ballo favorito dei neri cubani fino alla seconda metà del XIX secolo, quando venne soppiantata dal danzòn di Santiago de Cuba.

 

DANZON

 

Fu per molte strade differenti che l’europea contradanse arriva a Cuba alla fine del secolo XVIII: Toccando direttamente il cuore dell’Avana, all’Ovest, per l’arrivo di barche inglesi, contemporaneamente ad est per lo sbarco dei coloni fracesi che stavano fuggendo dalla ribelle Haiti portando i loro schiavi neri. L’influenza di musicisti e compositori cubani neri trasforma a poco a poco questo ritmo in uno dei generi favoriti, la contradanse si incrocia e dà nascita alla contraddanza: che semimutata e un po’ bloccata anima i saloni alla fine del secolo XIX, al suono dei flauti, clarinetti, cornette, violini, contrabbasso, guiros, timbales ed altri. È Miguel Failde Pérez, che non avrebbe immaginato mai che il suo nome apparisse un giorno su Internet, cornetista di Matanzas (Cuba) al quale dobbiamo il merito di avere inventato il danzón, in 1879: iniettando una vigorosa sincope, la ringiovanita forma della contradanza. Il danzón si balla in coppia, seguendo una struttura stretta. Il tempo farà ancora evolvere lo stile integrando elementi venuti di altri generi, l’eterno Son come, sull’influenza di José Urfé verso gli anni 10. Nel 1929, Aniceto Diáz perfezionò la formula, con la sua composizione rompendo la routine, per competere con il Son – il gran rivale -, creando allora il danzonete. Più tardi verranno altri descendenti celebri, il cha cha chá ed il mambo, passando per il ritmo nuovo.

 

 

IL SON

 

 

L’origine del son si ubica nella regione orientale dell’isola cubana, principalmente a Santiago e nella cordigliera montagnosa della Sierra Maestra. Questo genere musicale sorge alla fine del secolo XIX come parte della formazione della nazionalità cubana. All’inizio la struttura musicale del Son si basava sulla ripetizione costante di un ritornello di quattro tempi o meno cantato da un coro, noto come il Montuno. Il coro si alterna all’improvvisazione che è realizzata da un cantante solista, generalmente in contrasto con il ritornello.Poi, nella prima parte del Son si centralizzò il tema, questo incorniciò l’improvvisazione o Montuno in ripetizioni del tema con alcune varianti sullo stesso. Gli strumenti originali del Son furono: il tres, il quale si convertirà nel simbolo del Son fino ai nostri giorni, la chitarra come manifestazione concreta della cultura ispanica e il bongó. Il Son era uno dei balli delle classi povere –dei solares – che fu duramente rifiutato dalle classi agiate, quelle dei clubs- , fu perfino proibito dal governo che lo considerava immorale. Poi, entrando nelle sale da ballo de La Avana e di altre città importanti, godendo di una grande diffusione discografica, il Son passò dal solar alla coscienza del popolo cubano e da lì al mondo. Dopo gli anni 20 il Son si convertì nel genere nazionale di Cuba, superando il Danzón, che lo fu alla fine del secolo passato e al principio di questo. Il Son è, senza dubbio, il genere musicale cubano che più ha influenzato la Salsa; tanto nel formato strumentale, quanto nella struttura musicale di questa.

 

 

Il Mambo Cubano

 

 

Mambo, secondo alcune fonti, è una parola di origine bantù che indica qualcosa di scabroso.
Secondo altri avrebbe il significato di canale di comunicazione con gli dei, derivante dal linguaggio rituale voodoo.

 A livello musicale, questo nuovo ritmo nasce dall’introduzione delle Congas, strumento di origine africana, e fu chiamato inizialmente danzon de ritmo nuevo e creato da Oreste Lopez nel 1938. Un altro grande contributo alla crescita del nuovo ritmo lo diede Arsenio Rodriguez, che sviluppò un contrappunto musicale chiamato diablo.

 Ma il Mambo vero e proprio nasce e si diffonde quando nel 1940 Perez Prado, un pianista originario di Matanzas, arrivò a La Habana per suonare nell’orchestra del Casino de la Playa, una jazz band che lavorava nelle serate per i turisti americani.
In questo periodo erano numerosi i nordamericani che venivano a Cuba in vacanza e contribuirono alla diffusione di questo nuovo ritmo.

 Nel 1947 nasce a La Habana il Tropicana, uno dei cabaret più famosi al mondo.

Nel 1948 Perez Prado si trasferì in Messico dove, ispirandosi alle grandi band americane, accelerò i ritmo del Mambo e introdusse una sezione fiati, arrivando al suo primo grande successo, composto nel 1951, Que rico el Mambo. Seguirono altri brani tuttora molto conosciuti come Mambo n°5, Mambo jambo, Ciliegi rosa, Patricia.
Questo ritmo innovativo ebbe un successo strepitoso e in alcuni paesi, come la Colombia, fu addirittura proibito. Anche il cinema contribuì a diffondere questa nuova musica e ottenne un notevole successo anche in Italia.

 A Cuba presto fu soppiantato dal Chachacha, che invece riscosse un notevole successo, forse perché più facile da ballare per la gente comune.

 

 

Il Mambo da Cuba a New York

 

 

Perez Prado divenne molto conosciuto anche negli Stati Uniti e il Mambo fu coltivato anche da altri musicisti latini di New York, come Machito, Tito Rodriguez e Tito Puente.
A New York era l’epoca del Swing, musica afroamericana, e siamo tra il 1934 e il 1945, quando esplosero le sonorità delle grandi orchestre jazz di Louis Armstrong, Duke Ellington, Chick Webb, Cab Caaloway, Count Basie, Glenn Miller, Woody Herman e molti altri tra cui Benny Goodman, che fu il primo a collaborare con i grandi artisti di colore.
Negli Anni Quaranta, dopo la guerra finì l’epoca delle grandi orchestre e questo favorì la diffusione dei musicisti di origine latina. In seguito il connubio tra musicisti latini e jazzisti americani diede vita alle orchestre afro-cubane.
Interessante fu l’apporto del percussionista cubano Chano Pozo, che introdusse le Congas nell’orchestra del grande trombettista Dizzy Gillespie, dando vita ad un nuovo genere musicale chiamato Cubop (dalla fusione tra Cuba e be-pop).
In quegli anni il più famoso locale di New York era il Palladium, a Broadway, ma aveva iniziato il suo declino, quando il proprietario Maxwell Hyman cercò di rilanciarne l’immagine creando al suo interno una scuola di ballo e affidandone la gestione a Moore, un impresario americano che aveva molte amicizie tra i musicisti latini.
Negli Anni Cinquanta il Palladium risorse e si impose come uno dei templi della musica latina.
Vi suonarono artisti come Perez Prado, l’orchestra Machito y sus Afrocubans, fondata nel ’41 da Mario Bauzà e da Frank Grillo, detto “Machito” e definito dagli americani Mambo King, Tito Rodriguez, portoricano leader dei Mambo Devils e Tito Puente, portoricano nativo del barrio latino di New York, leader dei Piccadilly Boys e definito El rey del timbal.
Anche artisti come Charlie Parker e Cal Tjader furono coinvolti dalla febbre del mambo.
Al Palladium nacquero i Mambo Aces, duo di ballerini formato da Anibal Vasquez e Joe “Tinani” Centeno, che nel loro mambo, diverso da quello che si ballava a Cuba, mettevano influenze di swing e tip tap e si esibivano in lunghi assoli di mambo shines, o passitos, chiamati così in riferimento alle scarpe luccicanti dei ballerini. Spesso i ballerini che si esibivano al Palladium venivano dalla strada, ma avevano una grandissima creatività.
Nel 1964 il Palladium chiude i battenti e il pubblico latino prese a frequentare piccoli locali dove le big band lasciarono il posto a formazioni più modeste, chiamate Charanga. Famose quelle di Charlie Palmieri e Jhonny Pacheco e di Ray Barreto.
In quegli anni si diffuse un nuovo ballo, creato dal cubano Eduardo Davison, la Pachanga e dall’inconrto tra il chachacha e il rock and roll nacque il Boogaloo a New York, mentre a Cuba da questa stessa fusione nascerà il Casino.
Nel frattempo però nel barrio latino a New York nuove formazioni cercano di dare vita ad una espressione musicale che, pur rimando legata alle origini cubane, sperimenta sonorità vicine alle nuove generazioni.
Fondamentale fu il contributo di giovani artisti portoricani come il pianista Eddie Palmieri, fratello di Charlie, del percussionista jazz Ray Barreto e del duo formato da Willie Colòn e Hector Lavoe.
Arriviamo così ai primi Anni Settanta, quando la musica del quartiere latino della Grande Mela, abitato da emigranti, principalmente portoricani, non aveva più la funzione di divertire la gente nei saloni da ballo, ma suonava la miseria e la povertà del ghetto latino.
Nel 1971 l’avvocato Jerry Masucci e il flautista Johnny Pacheco fondarono la Fania All Stars, che fece il suo trionfale esordio con un grande concerto al Cheetah, un’enorme sala da ballo di New York.
Da questo concerto nacque il film di Leon Gast Nuestra Cosa Latina, che contribuì, insieme alla sua seconda opera dal titolo Salsa del 1973, alla diffusione di questo nuovo movimento che fu appunto battezzato col nome di Salsa.

 

Il Chachacha Cubano e la sua diffusione


Erano gli anni d’oro del grande Benny Moré, che cantò anche nell’ochestra di Perez Prado e in quel grande fermento nel campo musicale, Enrique Jorrìn, violinista e direttore d’orchestra, creò un nuovo ritmo, che presto soppiantò a Cuba il Mambo.
Nel 1951 compose il primo Chachacha della storia, La enganadora. Inizialmente lui stesso lo definì mambo-rumba, ma successivamente lo ribattezzò Chachacha, ispirandosi al suono che facevano i ballerini marcando i piedi nella tipica sequenza sincopata, caratteristica di questo ballo. Lo stesso Jorrìn introdusse nella sua composizione un coro che ripeteva la frase: “Chachacha, chachacha, es un baile sinigual”.
Presto questo nuovo stile musicale si impose a livello internazionale e fu accolto con successo da tutte le orchestre da ballo, in particolare a New York, e fu reso popolare in tutti i ballroom americani.
In quegli anni grandissimo successo riscosse l’Orquesta Aragòn, fondata nel 1939, che contribuì alla diffusione del chachacha non solo a Cuba, ma anche negli Stati Uniti, in America latina e in Europa.
Il Chachacha ebbe, a Cuba, una maggiore popolarità rispetto al mambo e fu anch’esso suonato da grandi artisti come Tito Puente.
Nacque presto l’usanza di ballare il Chachacha in circolo per eseguire la Rueda de Chachacha, dalla quale deriva l’attuale rueda de casino.

 

 Il Casino Cubano

Rosendo e Caruca

 


Il Casino, figlio dell’unione del Son con il Rock and Roll, è in ambito internazionale l’antecedente immediato del ballo della Salsa.

Risulta che negli anni 40 e 50 ritmi come il Mambo, il Cha cha cha, il Son erano i preferiti tra i ballerini cubani. Il Son che si ballava nei saloni da ballo denominati Casino già incorporava una deformazione: il tempo forte del ballo non corrispondeva con la base ritmica (come era abituale tra i ballerini orientali). Secondo alcuni ballerini di quell’epoca questo successe poichè i bianchi che frequentavano questi luoghi (dove non potevano entrare nè meticci nè neri) avevano difficoltà a seguire il ritmo e si accomodavano sul tempo forte per ballare con la melodia. In quell’epoca giungevano a Cuba una gran quantità di marinai, turisti e uomini d’affari nordamericani. L’influenza dei loro generi musicali e dei loro stili di ballo si fece sentire a L’Avana (principalmente nei locali frequentati dall’ alta società). Così presero piede il Jazz, il Foxtrot, il Rock and Roll e molte altre cose ancora. Come conseguenza al Son si cominciarono ad incorporare le cosidette vueltas, prese a prestito dal Rock and Roll (fino a quel momento il Son si ballava in una mattonella). A questo modo di ballare il Son più tardi si diede il nome di Casino, in riferimento ai luoghi che ne videro la nascita.

 

Il Casino si caratterizza per essere un ballo spiccatamente di coppia. Deve esistere un armonia totale tra braccia, corpo e gambe per eseguire le vueltas a causa della maniera particolare con cui si marca. Altro aspetto fondamentale è che l’ uomo dirige il ballo e che la donna si lascia portare. Questo stile di ballo consta di più parti: una prima parte è quando si balla come nel Son in posizione di coppia chiusa e che generalmente coincide con il corpo del brano musicale (parte del brano in cui si espone la storia che poi si svilupperà). In questa parte la coppia esegue movimenti e posture simili a quelli del Son approfittando della vicinanza per conferire al ballo un tocco di sensualità ed eleganza. In un secondo momento quando iniziano i cori ripetuti caratteristici di questa musica la coppia si apre, ossia comincia ad eseguire vueltas.

 

Una delle differenze fondamentali dello stile Casino rispetto ad altri stili è la maniera di aprire denominata “Dile que no“. Una volta raggiunta la posizione aperta si marca il tempo in una maniera che ricorda quella del Rock and Roll: l’uomo con la sua mano sinistra prende la mano destra della donna. Successivamente e precisamente ogni 8 tempi musicali (due compassi) anche la mano destra dell’uomo prende la sinistra della donna. E’ un movimento che ricorda quello di apertura e chiusura di un libro. Giova ricordare che nel Casino la donna inizia a girare sempre in senso orario. Il primo giro occupa sempre 8 tempi musicali (due compassi); lo stesso succede quando terminano i giri e si torna a marcare il tempo eseguendo l’apertura. Se questa regola non si rispetta non possiamo chiamarlo Casino. I giri intermedi occupano un solo compasso musicale ovvero 4 tempi.

 

Nel Casino, come avviene per il Son, esiste una forma consolidata che, a differenza di altri stili, non richiede cher i componenti della coppia di ballo si conoscano preventivamente. In altri termini è possibile ballare Casino con chiunque. Questo stile si arricchisce con le improvvisazioni di cui sono capaci i ballerini: movimenti estetici, contrattempo, vueltas non convenzionali, ed introduzione di elementi di altri ritmi come il Son, la Columbia, il Danzon, il Cha Cha Cha, etc. Il ballerino può aggiungere del suo senza tradire lo stile originale del Casino. C’è chi lo balla più elegante, altri più rapido, altri ancora più artistico o sensuale e c’ è persino chi lo balla con 2-3 o 4 donne contemporaneamente.

Attualmente il Casino è uno degli stili più seguiti dai salseri di tutto il mondo. Questo è dovuto agli effetti del turismo massiccio verso Cuba, ai corsi e stages folcklorici che si svolgono in ogni continente con interesse crescente verso le radici di questa musica, ed anche all’aumento della comunità cubana all’estero che porta con sè la sua cultura. Grazie alla struttura definita del Casino sorgono le cosidette Ruedas de Casino, una specie di coreografia in forma circolare realizzata da numerose coppie guidate da un leader che “canta” i movimenti da eseguire.

Nel 1954 fu fondata l’Orquesta Revé dal timbalero Elio Revé Matos e lascerà un segno decisivo nella produzione musicale cubana, grazie anche alle composizioni di Juan Formell.
Formell nel 1969 si stacca da Revé e fonda Los Van Van.
Siamo negli anni sessanta quando in tutto il mondo si diffonde la musica dei Beatles, che influenzò notevolmente la musica dei Van Van. Da questo gruppo esce un altro personaggio fondamentale nella musica cubana, il flautista José Luis Cortes, detto il Tosco, che fonderà il gruppo NG La Banda.

 L a   R u e d a   d e   C a s i n o

  Durante gli scorsi anni ’50 a Cuba esisteva una danza popolare – alcuni la definivano una mania – che era ballata nelle strade, nei clubs e nelle case della gente comune. Era chiamata CASINO RUEDA o RUEDA DE CASINO, oppure semplicemente RUEDA.
   Rueda significa “ruota”. Casino si riferisce al tipo di giri e di pause che si possono normalmente vedere eseguiti anche da chi balla la salsa odierna. L’originalità della Rueda, la sua unicità, è dovuta al fatto che viene ballata in circolo, in “ruota” con un unico gruppo di partecipanti che ruotano in tondo, scambiandosi rapidamente i partners, ed eseguendo altre complicate figure – qualche volta, ad esempio, girando come tante piccole ruote dentro la ruota “maestra” – e tutto, ovviamente, a tempo di brani di salsa sovente dal ritmo frenetico. Ogni movimento, detto “chiamata”, ha un nome, ed è compito della “madre”, così definita, ovvero del leader della Rueda, dare i comandi, spesso in veloce successione. Molte figure hanno anche segnali manuali oltre ad un nome, affinché la “madre” riesca a dare i comandi anche se in sala c’è molto rumore ed il volume della musica è molto alto. La Rueda può essere piccola, composta da sole due coppie, oppure tanto grande quanto il locale lo può permettere – persino un centinaio di coppie!
   Quando si balla la Rueda, si crea una nuova dinamica di gruppo. Quello che non può essere definito quando la si balla , è “il livello” necessario per avere un gruppo che vada bene, che sia coreografico da vedere e divertente da eseguire! I ballerini imparano ad espandere i loro obiettivi di crescita, la loro visione a volte limitata all’esecuzione di figure standard quando si balla da soli o in coppia. Con la Rueda si impara a coordinare e raffinare lo stile ed il senso del ritmo per farla riuscire al meglio. Quando tutto questo avviene, è veramente molto eccitante! Si sviluppa una vera e unica armonia di gruppo, tanto da riuscire a sentire tutta la ruota fluire e rifluire, e “respirare” nella meravigliosa musica AfroCubana/LatinoAmericana. Il risultato è una strepitosa forma di danza, divertente sia da BALLARE che da GUARDARE!

 Lo scopo della rueda è il puro divertimento, dove spesso il cantante chiama i comandi in modo da mettere in difficoltà i ballerini e farli sbagliare.
  Le tante varianti di Rueda – lo scambio di partners in circolo – affondano le proprie radici nell’epoca coloniale; probabilmente nacquero da una “mezcla”, da un mix costituito da Danze della Corte Francese (portata a Cuba dagli abitanti di Haiti) e da movimenti degli indigeni Afro-Cubani. Con l’emigrazione Cubana verso gli Stati Uniti – in prevalenza verso Miami – la cultura Cubana è in quei luoghi esplosa diventando progressivamente sempre più popolare nei clubs di Miami sin dagli anni ’70 e ’80.
   Recentemente, la Rueda si è diffusa molto anche a Los Angeles (un gruppo di danza di L.A., guidata da Tomas Montero, si è esibito danzando la Rueda all’ultimo Carnival Parade di San Francisco!). Ed ora sta prendendo piede nell’area di San Francisco Bay ed anche “oltre Oceano”.
 

 

L’evoluzione della danza e della musica cubana

 

La musica cubana, oltre che intrattenimento, è sempre stata legata anche alla lotta sociale, al patriottismo e alla solidarietà, a partire dalla tradizione trovadoresca.
Cuba influì molto sulla musica nordamericana, dando origine a suoni nuovi, come il Be-pop all’interno del jazz e l’immigrazione di musicisti cubani, oltre che portoricani, verso gli Stati Uniti all’inizio del secolo creò i presupposti per la nascita della Salsa.
In seguito alla rivoluzione cubana e alla fondazione di accademie d’arte, i musicisti cubani hanno raggiunto notevoli livelli artistici e sono dotati di un’ampia cultura musicale.
Dopo il blocco degli Stati Uniti contro Cuba, l’industria discografica cubana si è trovata isolata dai circuiti internazionali e questo ha certamente influito sulla musica dell’isola. Ma nonostante le difficoltà, la musica cubana è riuscita ad imporsi a livello mondiale.
Attualmente il sound e la danza cubana contengono influenze di differenti stili, oltre al jazz, al rock e alla tradizione folclorica nazionale, come funky, hip hop, rap, e altri.

 

 

LA TIMBA

 

 

 

Le origini

A partire dagli anni ’70, grazie ad una audace sperimentazione musicale legata all’iniziativa del governo cubano atta a favorire gli studi dei giovani dotati artisticamente, secondo il modello sovietico. Emergono così musicisti come Chucho Valdez con Irakere, capaci di passare abilmente dal Jazz alla musica ballabile, e Juan Formell, che nel 1969 fonda Los Van Van, ai quali si deve l’introduzione della chitarra elettrica e la sperimentazione del duo di flauti unito ad una imponente sezione di fiatiDa allora la musica cubana vive una costante evoluzione che, a ragione, può essere definita una vera rivoluzione. Su Los Van Van va aperta una piccola parentesi. Anche se J. Formell non ha mai definito la sua formazione come un gruppo di Timba, ai Van Van è riconosciuto dai più il merito di aver gettato i semi della nuova musica. Non a caso il brano Esto te pone la cabeza mala è considerato uno dei brani prototipi della Timba.Formell sostiene che la Timba si sviluppa in seguito ai cambiamenti che la musica cubana ha percorso per adattarsi alla graduale evoluzione del modo di ballare dei cubani.

 

Il significato della Timba

 

Prescindendo dalle varie interpretazioni riguardo alla sua etimologia, il termine Timba, al pari del termine Salsa, non possiede particolari significati. Esso si identifica semplicemente con la nuova tendenza musicale cubana a fondere i ritmi tradizionali afrocubani: dalla rumba, alla musica Yoruba della santeria e al son, con ritmi moderni come l’Hip Hop, il Rap, il R&B, il Funky e il Reggae. Generi, questi ultimi, con cui i musicisti cubani hanno avuto modo di entrare sempre più in contatto, grazie alla recente apertura internazionale di cui lo Stato di Cuba è stato protagonista e alle frequenti esibizioni e viaggi dei musicisti fuori dall’isola.

 

La struttura musicale

 

La struttura musicale della Timba è spesso caratterizzata da sconcertanti cambi di tempo e di ritmo che si susseguono nell’ambito dello stesso brano. Nonostante i suoi detrattori affermino il contrario, la Timba è costruita sulla clave, soprattutto sulla quella 2/3, tipica di alcuni ritmi afro-cubani e della Rumba. Tuttavia in alcuni brani la clave è difficilmente distinguibile.

 

L’influenza del rap

 

L’introduzione del Rap è un elemento fortemente caratterizzante la Timba. Manolin El Medico de la Salsa è tra i primi musicisti ad introdurre tale elemento nella musica cubana. In verità il rapping esercita una facile presa sul pubblico, tanto che in breve viene adottato e ulteriormente sviluppato da molte altre band cubane.A Cuba il Rapping assume una connotazione e un significato diverso da quello di protesta e attivismo sociale dei “rappers” neri degli States. I testi della nuova musica cubana sono stati spesso tacciati di contenuti gratuitamente violenti, volgari e machisti, guadagnandosi, a volte, l’avversione dello stesso governo. A loro difesa, i “timberos” replicano che i testi si ispirano semplicemente al linguaggio e alla realtà della “calle” e del “barrio”

 

Il ballo

 

Il ballo, a Cuba, è lungi dall’ essere standardizzato, la Timba viene ballata in modo spontaneo e libero, fuori dagli schemi, agitando o facendo vibrare il corpo e le spalle, movenze che i ragazzi cubani chiamano Trembleque e Despelote.

 

L’evoluzione

 

Grazie alla naturale attitudine di Cuba a fungere da incredibile spugna con i ritmi con cui viene a contatto, la Timba cubana si presenta a a noi come una straordinaria miscela di influenze africane, europee e nord americane. Forse, questo motivo, questa sonorità ha conquistato rapidamente il Nord America, l’Europa e la stessa America Latina, gli stessi continenti dai quali la musica cubana è stata contaminata e influenzata. Non è un caso che alcuni gruppi Timba non cubani stanno timidamente nascendo negli altri paesi del centro e sud America.

 

Il mercato

 

Le società discografiche europee si sono dimostrate molto attente al fenomeno, sottoscrivendo accordi di produzione e distribuzione, e non solo per l’Europa. Le società statunitensi infatti, per colpa dell’embargo cui è sottoposta Cuba, hanno dovuto sottoscrivere accordi con quelle case europee che avessero uffici nell’Isola. Così anche negli Stati Uniti la Timba ha trovato il suo vitale mercato.

 

I musicisti cubani del secolo

I compositori più rappresentativi della storia e dell’evoluzione della musica a Cuba sono Ernesto Lecuona e Silvio Rodriguez. Seguono Miguel Matamoros e Sindo Garay, glorie della Trova, Leo Brower, Juan Formell, che ha cambiato il corso della musica da ballo dagli anni settanta, César Portillo de la Luz, José Antonio Mendez, Ignacio Pineiro, il più grande compositore di Son, Gonzalo Roig, autore della zarzuela, Amedeo Roldan, Pablo Milanes, esponente della Nuova Trova, Alejandro Garcia Caturla, Harold Gramatges, Manuel Corona, crepuscolare rappresentante della Trova, Carlos Puebla, autore di Hasta siempre, Comandante, la più conosciuta delle canzoni dedicate a Che Guevara, e Perez Prado, che ha fatto del mambo un fenomeno universale.
Tra gli interpreti spicca Benny Moré, seguito da Bola de Nieve, Chucho Valdés, tra i migliori pianisti jazz della seconda metà del secolo, Rita Montaner, Elena Burke, Barbarito Diez, Ester Borja, Celia Cruz, soprannominata la Reina de Cuba, Jorge Luis Prats, Pablo Milanes e Leo Brower, già nominati tra i compositori, per chiudere con Miguelito Valdés.
I gruppi di maggior interesse sono l’Orchestra Aragon, che rappresenta il culto della migliore tradizione da ballo, Los Van Van, il trio Matamoros, il Septeto Nacional, gli Irakere, la Sonora Matancera, il Septeto Habanero, solo per citarne alcuni.
Va ricordata anche l’opera di altri grandi artisti cubani come Mario Bauzà e Chano Pozo, Julian Orbon, Iris Burguet, fino ad arrivare ai contemporanei come Frank Fernández, Carlos Fariñas, Juan Blanco e Roberto Valera per la cosiddetta musica colta, José Luis Cortés e Adalberto per la musica da ballo e, per concludere, pur senza averli citati tutti, Omara Portuondo.

 

 

Il termine “Salsa”

Tutti i ballerini di salsa hanno affrontato almeno una volta il discorso sulla definizione della parola “salsa”. Espressioni come “la salsa è una sola”, “la vera salsa è cubana” oppure “la salsa si chiama così perché include svariati generi musicali” sono diventati ormai dei luoghi comuni.
Come vedremo, in realtà e paradossalmente, la Salsa non esiste, in quanto nasce e si diffonde come operazione commerciale, pur essendo ormai entrata nel linguaggio comune e quindi accettata universalmente, persino dai cubani, per indicare un genere di musica e una danza.
Per capire bisogna necessariamente partire dal presupposto che la musica, quindi i generi musicali, e la danza sono, come tutte le forme artistiche, in continua evoluzione, dove evolvere non vuol dire snaturare.
La prima volta che compare questa parola è nel brano Son Echale salsita di Ignacio Pineiro, nel 1929, con il significato di cucina saporita, con aggiunta di salsa, con la stessa accezione più ampia di quando noi diciamo “aggiungiamo un po’ di pepe”.
Ma il termine raggiunge maggiore successo negli Anni Sessanta, con il disco di Cal Tjader Soul souce, un classico del latin jazz, che aveva in copertina una bottiglia di tabasco.
Negli Anni Settanta, i dirigenti della Fania All Stars cominciarono ad utilizzare il termine Salsa per definire la musica latina.
I latini americani, nel frattempo, avevano iniziato ad usare la parola Salsa per distinguere la loro musica da quella dei bianchi, il Rock, e da quella dei neri americani, il Soul.
Indubbiamente la Fania vendette bene quello che ormai era un nuovo genere musicale, ma il movimento salsero si diffuse anche grazie alla comunità portoricana di New York, che contribuì a mantenere viva la musica cubana anche dopo la chiusura delle frontiere con l’isola.
Paquito D’Rivera, bassista, e Cachao Lopez, sassofonista, tra i massimi esponenti del jazz e della musica cubana di tutti i tempi, hanno dichiarato in un’intervista che un grande merito della diffusione e dell’evoluzione della musica latina e cubana va riconosciuto agli artisti portoricani di New York, i quali la modificarono introducendo elementi musicali dei propri paesi d’origine e le sonorità presenti nella metropoli americana, dando valore alla peculiarità della musica latina.
La popolazione latina si unì parlando una lingua comune, lo spagnolo, e suonando una sola musica (Cubana, Portoricana, Domenicana, Colombiana, Venezuelana, comunque di origine latina). Così recuperarono la loro identità, mischiando tutti i ritmi dell’America Latina, reinterpretando le vecchie sonorità con nuovi arrangiamenti e testi e riutilizzando la lingua spagnola.
Alcuni testi, all’insegna della protesta sociale, furono vietati negli USA e frequentemente si verificavano scontri tra la comunità portoricana e la polizia. Ci fu addirittura un assalto ad una caserma di polizia e da quest’episodio prese il nome il gruppo di Latin Jazz Fort Apache Band di Jerry Gonzales.
Gli Anni Settanta furono molto prolifici in tutto il mondo di nuovi generi musicali come il Rock, il Funky, la Fusion, e anche i musicisti latini furono coinvolti da questa ventata innovativa che portava alla sovrapposizione e alla fusione di diversi ritmi e generi musicali. D’altra parte tutta la musica cubana si fonda su questa operazione e la maggior parte dei ritmi hanno origine africana.
Successivamente la discografia americana cominciò a vendere sotto il nome Salsa tutta la musica latinoamericana, compresa la musica tradizionale cubana, generando una grande confusione che ancora adesso si cerca di chiarire.
Dagli Anni Novanta, in seguito al grande afflusso di turisti, si diffuse anche in Cuba questo termine fin troppo generico, tanto da convincere i musicisti cubani a identificare la loro musica con un nuovo termine,
la Timba.
Attualmente il termine Salsa indica tutta la musica che basandosi sulla clave, di Son o di Rumba, mescola differenti ritmi, melodie, sonorità e arrangiamenti non solo di origine latino americana (jazz, funky, rap, hip hop, ecc.).

 

 

Il Latin Jazz

Il Jazz nasce alla fine dell’ottocento a New Orleans, con le stesse origini africane della musica cubana e a Cuba fin dagli Anni Venti si suona jazz.
Negli Anni Quaranta, inizia uno scambio tra Jazz e musica cubana che darà vita al Cubop, come già descritto nel capitolo “Il mambo da Cuba a New York”, e si evolverà nel Latin Jazz.
La collaborazione fra musicisti cubani e jazzisti nordamericani produsse questa combinazione esplosiva nata dall’introduzione delle percussioni afrocubane nella musica jazz sfociata nel Cubop ad opera di Chano Pozo e Dizzy Gillespie.
L’orchestra di Gillespie debuttò nel 1947 dove, con Chano Pozo, suonò il brano “Manteca” (nome che indicava la marijuana), che si potrebbe definire l’esordio del Latin Jazz.
Anche a Cuba in quegli anni le orchestre suonavano musica cubana e jazz, contaminandole tra loro. Durante le esibizioni spesso i musicisti si lasciavano andare a grandiose descargas (jam session o improvvisazioni).
Negli Anni Cinquanta sono diverse le orchestre cubane che suonano mambo e latin jazz.

 

 

Il Latin Hustle

Negli Anni Settanta la Salsa raggiunse il suo massimo successo, ma negli Anni Ottanta cominciò a declinare, soppiantata dalla disco-music e dall’hustle, termine inglese che significa “lotta”.
Questa nuova musica, incontrandosi con il pubblico latino, diede vita al Latin Hustle, ballo altamente spettacolare che presto si diffonde a New York. Il suo successo viene consacrato definitivamente grazie al film Saturday night fever, uscito nel 1978.

 

L’evoluzione della Salsa negli Stati Uniti

Negli Anni Ottanta la Salsa, soppiantata dalla disco-music e dal Latin Hustle, conosce un periodo di crisi, ma continuerà a rinascere, anche in futuro, grazie alla creatività di alcuni artisti.
Alla fine degli Anni Ottanta la diffusione della Salsa Romantica, o Salsa Monga (moscia), come veniva dispregiativamente definita, contribuì a mantenere alto l’interesse per questa musica. Si trattava di una corrente che puntava più sulla melodia che sul ritmo ed era caratterizzata da testi sull’amore e, a volte, più esplicitamente sul sesso, come nel caso della Salsa Erotica. Ebbe grande successo finché non venne soppiantata dal ritorno del Mambo newyorchese.
Quello che noi definiamo Salsa New York Style non è altro che il Mambo dell’epoca del Palladium, il cui modo di ballare viene rinnovato grazie alla creatività di alcuni ballerini e coreografi. New York è sempre stata la città dove il fenomeno della Salsa ha conosciuto maggiore successo e diffusione, forse per il desiderio della comunità latina di Manhattan di rimanere in contatto con le proprie origini. La maggior parte dei latini di New York sono di origine portoricana, chiamati nuyorican, e vivono nello Spanish Harlem, il barrio latino, e nel South Bronx.
Grande importanza per la definizione di questo stile di ballo ha avuto il celebre ballerino e coreografo Eddie Torres, di origine portoricana, che creò uno stile da lui battezzato night club style.
Tito Puente incontrò Eddie Torres in un club di New York e capì subito il talento di questo giovane ballerino, tanto che successivamente Eddie e sua moglie Maria ballarono durante i suoi concerti come The Tito Puente Dancers.
Eddie Torres seppe fondere l’eleganza del Mambo stile Palladium con le figure del Latin Hustle dando origine ad uno stile caratterizzato da complicati mambo shines, figure spettacolari e un grande utilizzo di piroette. Inoltre impostò il ballo su un conteggio dei tempi molto innovativo che ultimamente si sta diffondendo anche in Italia, chiamato “break on two” e che consiste nel battere sul tempo 1 il piede destro sul posto e andare in avanti con il piede sinistro sul tempo 2.
Un’altra scuola di successo a New York e quella fondata da Angel e Adelaida Rodriguez, chiamata Razz ‘M Tazz. Il loro stile, pur adottando un passo base diverso, è molto simile a quello di Eddie Torres, solo maggiormente influenzato dall’Hustle.
La Salsa di New York è caratterizzata soprattutto da una grande energia e dinamismo, mantenendo in secondo piano il sabor caraibico. Lo stile dei ballerini newyorchesi è influenzato molto anche dai rappers e dai ballerini di Hip Hop e si allontana dallo stile più morbido e rilassato dei salseri di Porto Rico. Le figure e i passi sono molto simili, avendo alla base la stessa origine, ma l’interpretazione rende il loro modo di ballare molto diverso.
Negli Stati Uniti la Salsa si è diffusa molto anche in California e in particolare a Los Angeles, tanto che ormai si parla anche di un vero e proprio Los Angeles Style.
In questo stato è molto forte la comunità messicana e proprio qui nascono i più grandi talenti della California, conosciuti ormai in tutto il mondo.
Tra i nomi più rappresentativi dello stile californiano dobbiamo citare i fratelli Vazquez e in particolare Johnny, nominato da Eddie Torres el principe de la salsa.
Le caratteristiche principali di questo stile sono la spettacolarità, le acrobazie, le piroette, tralasciando decisamente le origini caraibiche e il sabor, come è facile aspettarsi nella patria del cinema e dello spettacolo.
Anche a Miami è arrivata la Salsa, anche se il risultato è meno spettacolare di quello che ci si potrebbe aspettare. Inoltre in Florida non si è sviluppato uno stile particolare, ma si balla un po’ di tutto, dal Casino Cubano alla Salsa Erotica allo stile Portoricano e Newyorchese.
Alla fine degli Anni Ottanta Miami era diventata un cimitero degli elefanti, dove i vecchi americani andavano a passare l’inverno. Ma con l’arrivo dei cubani, questa città si è completamente trasformata, tanto che la lingua ufficiale è diventata lo spagnolo. A Miami vivono circa un milione e mezzo di cubani, residenti prevalentemente nella Calle Ocho, all’interno del quartiere ribattezzato Little Habana.

 

 La storia della Clave  

Dal secolo XVI fino al secolo XVII, i magazzini del porto de L’Havana sono stati il centro vitale di tutta la capitale.
La sicurezza del porto, fortificato e con la reputazione di essere inoppugnabile, assicurava alla città l’arrivo di tutte le barche e con esse delle ricchezze delle terre d’America ed impose L’Havana come l’incontestabile “Chiave delle Indie”.
Anno dopo anno, l’Havana in Cuba e Siviglia in Spagna si scambiarono uomini, merci, sapere ed abitudini, a causa dell’andirivieni delle navi su quella rotta.
Nel porto si mischiarono le musiche d’Africa, echi nelle memorie degli schiavi neri, e le musiche dell’Andalusia, contribuendo a costruire un cubanismo nascente.
Il porto dell’Havana vibrava di attività: occorreva riparare le imbarcazioni di legno danneggiate dalle tempeste e dai pirati e rimetterle in buono stato, prima di restituirle al mare, cariche di merci preziose, alla volta delle famigerate Isole Bermuda, passaggio obbligato per il ritorno in Europa.
Le caviglie erano bastoncini di legno che servivano per fissare i pezzi delle imbarcazioni ed erano ammassate a migliaia nei magazzini del porto. Erano di un legno immarcescibile nell’acqua di mare e di una qualità senza eguali; esse erano i pezzi essenziali di un’imbarcazione, vere chiavi di volta, senza le quali niente sarebbe stato possibile. Erano le responsabili della sicurezza in mare: si può dire che su di esse riposava tutto l’edificio commerciale.
Nelle mani degli operai e dei falegnami della marina, esse si scontravano al ritmo del lavoro, liberando un suono profondo e nostalgico, causato dalla durezza del legno utilizzato (acana, jiqui, guayacan, jucaro, quiebrahacha, ecc.).
Quando il lavoro si fermava un momento, i depositi e le taverne del porto si popolavano di musica e di canti e le caviglie, o “Claves”, diventavano naturalmente percussioni nelle mani della gente povera che non aveva strumenti, e per la quale la musica era un’attività naturale e quotidiana.
Fu così che, levigata dal tempo e dalle mani degli schiavi neri e dei carcerati venuti dall’Andalusia, la clave scivolò lentamente dalla sua funzione di pezzo di imbarcazione al suo status di strumento musicale: in un porto che è una chiave del mondo, due pezzi di legno, pezzo essenziale delle barche, diventarono un’altra chiave: quella della musica cubana.
In effetti, è alla percussione delle claves che l’orchestra si affida. E se il suonatore della clave perde il ritmo, è tutto un edificio che precipita: quello della musica. La clave è la colonna vertebrale della salsa e ne costituisce anche il cuore. Si dice che il ritmo della clave non si impara: uno nasce con esso, oppure no.
Ma senza arrivare al ritmo, già solo il battere la clave è meno banale di quello che sembra.
Si prende per un estremo uno dei due bastoncini nella mano destra e si batte ritmicamente, con un movimento morbido e rilassato che parte dal polso, sul centro del bastoncino sorretto dalla mano sinistra.
La presa della mano sinistra è essenziale: il bastoncino si regge tra il pollice e le altre dita.
Si trova così a riposare all’interno del palmo che assume la funzione di cassa di risonanza; la pressione esercitata sulle dita, il modo di “arrotondare” il palmo e, ovviamente, la forza del tocco, influenzano il timbro e la potenza del suono ottenuto.
Il bastoncino destro, attivo, è simbolicamente la parte maschile dello strumento; mentre il bastoncino sostenuto dalla mano sinistra, passivo in apparenza ma dal quale esce il suono, ne è la femmina.
Spesso, i vecchi suonatori di claves, per abitudine o tradizione, usano sempre la stessa mano per lo stesso bastoncino: uno sarà sempre il destro, maschio, e uno il sinistro, femmina, anche se le claves all’inizio sono rigorosamente identiche e simmetriche. Col passare del tempo, i tocchi ripetuti creano un “vuoto” nel legno, in modo peculiare e differente per i due bastoncini: l’esame di una coppia di claves usato rafforza senz’altro il simbolismo della sessualità.

 

 

Il  ritmo della Clave

 

 La clave come concetto musicale è un pattern o patron, per dirlo in spagnolo, di due misure; una composta di tre colpi ed una di soli due.
Mentre balliamo, noi contiamo la musica in otto tempi. I tempi forti (o in battere) sono 1-3-5-7, mentre in tempi deboli (o in levare) sono 2-4-6-8. Il pattern della clave si svolge lungo questi otto tempi, musicalmente suddivisi in due battute che in conseguenza di ciò vengono ad essere asimmetriche.
E’ proprio questa suddivisione asimmetrica del tempo ciò che caratterizza e condiziona fortemente la musica cubana e latina in generale. La battuta con tre colpi, considerata forte, è sempre contrapposta a quella lineare o debole ed il loro accoppiamento crea un continuo alternarsi di tensione e rilassamento ritmico della musica.
Questa è senz’altro una delle implicazioni più evidenti di questo tipo di concezione ritmica ma, dal punto di vista pratico ne abbiamo un’altra: la direzione della clave. Con direzione della clave si intende definire quale delle due battute, forte o debole, venga per prima, dato per assunto che in un brano musicale la clave non si interrompe mai dall’inizio alla fine.
Proprio in questo ambito si parla spesso di clave 2/3 e clave 3/2 come se fossero due cose differenti. In realtà la clave ritmicamente è una sola ed e’ quella che abbiamo definito; con queste due indicazioni numeriche si intende definire la direzione della clave in un preciso brano musicale. Infatti quello del “verso” della clave è un concetto strettamente legato alla melodia e più in generale al brano musicale nella sua interezza. Per conoscere il verso “puro” di una clave slegata da ogni altro strumento musicale, bisognerebbe conoscere con esattezza il momento in cui il musicista ha iniziato a suonarla, viceversa per riconoscere il verso della clave in un brano ci si basa sui tempi sottolineati da tutti gli altri strumenti e si va a vedere su quali di questi cadono i fatidici colpi della clave.
Clave 3/2 significa che la battuta forte (3 colpi) è quella in cui, ballando, contiamo i tempi 1,2,3,4; clave 2/3 significa che la battuta forte è quella in cui, ballando, contiamo i tempi 5,6,7,8 (e ovviamente viceversa per quanto concerne la battuta debole) Andiamo a conoscere i tipi di clave più comuni. Si tratta di pattern antichissimi di diretta provenienza africana ancora oggi diffusissimi nella musica del continente nero insieme ad una infinità di varianti e derivati. A Cuba sono stati codificati da varie generazioni di musicisti e musicologi e prendono il nome dei generi musicali più importanti.
Esistono due tipi principali di clave: la Clave di Son e la Clave di Rumba.


La più conosciuta ed utilizzata è la Clave di Son, senz’altro regina della musica popolare e, al giorno d’oggi, anche di quella più commerciale conosciuta come salsa.



Tempo
Clave di Son 3/2

Ballando sull’1

Ballando
sul 2 musicale

 Ballando
sul 2 ritmico

1

TAC

1° Passo

PAUSA

PAUSA

1 e 1/2

 

 

 

 

2

 

 2° Passo

1° Passo

4° Passo

2 e 1/2

TAC

 

 

 

3

 

3° Passo

2° Passo

5° Passo

3 e 1/2

 

 

 

 

4

TAC

PAUSA

3° Passo

6° Passo

4 e 1/2

 

 

 

 

5

 

4° Passo

PAUSA

PAUSA

5 e 1/5

 

 

 

 

6

TAC

5° Passo

4° Passo

1° Passo

6 e 1/2

 

 

 

 

7

TAC

6° Passo

5° Passo

2° Passo

7 e 1/2

 

 

 

 

8

 

PAUSA

6° Passo

3° Passo

8 e 1/2

 

 

 

 

 

C’è poi la Clave di Rumba, molto più diffusa nel folclore e, negli ultimi 20 anni, anche nella musica popolare più moderna o in quella di fusione. Viene utilizzata spesso nelle salse di ritmica cubana. Essa sostanzialmente differisce dalla clave di Son solo per il terzo colpo della battuta forte che invece di essere posizionato sul 4, è posizionato sul 4 e 1/2 e viene spesso evidenziato dai cantanti e ballerini cantandolo così: “

 

 

Tempo 
Clave di Rumba 2/3

Ballando sull’1

Ballando
sul 2 musicale

 Ballando
sul 2 ritmico

1

TAC

1° Passo

PAUSA

PAUSA

1 e 1/2

 

 

 

 

2

 

 2° Passo

1° Passo

1° Passo

2 e 1/2

TAC

 

 

 

3

 

3° Passo

2° Passo

2° Passo

3 e 1/2

 

 

 

 

4

 

PAUSA

3° Passo

3° Passo

4 e 1/2

TAC

 

 

 

5

 

4° Passo

PAUSA

PAUSA

5 e 1/5

 

 

 

 

6

TAC

5° Passo

4° Passo

4° Passo

6 e 1/2

 

 

 

 

7

TAC

6° Passo

5° Passo

5° Passo

7 e 1/2

 

 

 

 

8

 

PAUSA

6° Passo

6° Passo

8 e 1/2

 

 

 

 

 

 

Ascoltando un brano, possiamo seguire la melodia contando gli “otto” 1-2-3-4-5-6-7-8 etc., oppure la ritmica scandendo la clave PA—PA—PA—–PA-PA.

PA—PA—-Paum—-PA-PA “.Alla “fine del giro” ci troveremo di nuovo sull’uno musicale, pronti a ricontare l’uno o a ricantare il primo colpo di clave. Ovviamente possiamo fare la stessa cosa ballando, possiamo cioè muoverci in riferimento alla melodia (musica, parole), o al ritmo.
Il ritmo è scandito dalla sezione percussiva dell’orchestra. Ciascuna percussione esegue un suo peculiare pattern ritmico, che però è capeggiato, diretto e legato indissolubilmente alla clave. Tant’è che quando la clave è “sottintesa” o coperta dal suono degli altri strumenti, si può facilmente desumere dal suono delle altre percussioni. Nel caso della clave 3/2, il primo colpo della misura forte viene a coincidere con il tempo uno, mentre il primo colpo della misura debole viene a coincidere con il tempo sei. Nel caso della clave 2/3, il primo colpo della misura forte viene a coincidere con il tempo cinque, mentra il primo colpo della misura debole con il tempo due.

 

 

 Il Merengue

 
Il Merengue, le cui origini sono piuttosto incerte, è il ballo più diffuso di Santo Domingo fin dal 1850, quando soppiantò la Tumba Francesa.
Negli Anni Trenta il Merengue accrebbe la sua popolarità anche grazie alla radio, ma non si era ancora diffuso fuori dall’isola.
Negli Anni Settanta cominciò a diffondersi anche negli Stati Uniti, soprattutto grazie alla comunità dominicana di New York. Fondamentale per il suo successo nella metropoli americana fu l’apporto del grande musicista Johnny Pacheco.
Il personaggio che contribuì allo sviluppo mondiale del Merengue fu soprattutto Wilfrido Vargas, grazie al suo sound molto moderno e all’utilizzo di testi ricchi di doppi sensi.
Ma se Vargas ha contribuito a diffondere il Merengue nel mondo, l’artista che ha dato prestigio al genere è stato Juan Luis Guerra.
Il Merengue viene ballato a Santo Domingo con pochissime figure e si basa soprattutto sul movimento del bacino.

 

 

La Bachata

 Ritmo tipico del folclore locale a metà tra il Son e la Beguine, genera un ballo molto sensuale dove la coppia rimane abbracciata per quasi tutta la canzone.
Anche la diffusione della Bachata si deve a Juan Luis Guerra.

 

 

 

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Cuba

 

….la vera forza di Cuba è nella sua gente: abbiamo molto da imparare da questo popolo che, nonostante la miseria e le ristrettezze economiche e sociali, ha una dignità ed una fierezza incredibili; fa uno strano effetto vedere come i cubani sappiano celare la loro cupa disperazione dietro un sorriso e dare gioia e calore umano. Là non serve un telefonino dell’ultima generazione per essere felici: la vera ricchezza sta dentro le persone.
Chi ha saputo vivere veramente Cuba ne torna rinato, arricchito, sa affrontare la vita in modo diverso. Povera ma ricchissima, Cuba è ritmo, musica, colori, storia, umiltà, passione….in poche parole è vita; straordinaria e piena di contraddizioni come la sua capitale, L’Avana, non a caso dichiarata dall’Unesco patrimonio culturale dell’umanità.
Havana cafè, Palazzo della salsa, Casa della musica, Caffè cantante, Floridita, Tropicana…per chi vuole divertirsi c’è davvero l’imbarazzo della scelta, ma anche gli amanti della natura e delle immersioni troveranno splendidi parchi naturali e fondali da sogno.
Insomma, una nazione in grado di accontentare un po’ tutti.

CUBA:”amarla è facile, capirla è difficile, impossibile restarle indifferente…..

 

 

 

Geografia e informazioni generali

  

Il paese

 

Cuba, la più grande delle quattro isole caraibiche che costituiscono le Grandi Antille (con Haiti-Santo Domingo, Giamaica e Portorico), è lunga circa 1300 km, quasi quanto la penisola italiana.
La superficie del territorio cubano comprende anche alcune isole minori distribuite in cinque arcipelaghi (Colorado, Sabana-Camagüey sulla costa atlantica, Canarreos e Los Jardines de la Reina sulla costa caraibica), l’isola della Juventud e oltre 4195 tra cayos e isolotti.
L’Oceano Atlantico bagna le coste settentrionali e orientali e separa l’isola dagli USA con lo Stretto della Florida (180 km), mentre l’Arcipelago di Camagüey dista dalle isole Bahamas appena 50 km (Canale de Bahama Bank).
Lo sviluppo costiero dell’Isola è di circa 3.500 km ed offre un’ampia varietà di paesaggi marini.
Una delle caratteristiche principali dell’isola è la barriera corallina, che, con i suoi 400 chilometri di estensione, è seconda solo alla grande barriera corallina australiana.
Il territorio è prevalentemente pianeggiante, con 3 rilievi principali: la Sierra de Los Organos (ovest), la Sierra de Escambray (centro) e la Sierra Maestra (est). La vetta più alta è Pico Real del Torquino nella Sierra Maestra con i suoi 2000 metri.
Cuba è un paese tropicale, con una temperatura media annuale di 25.5 °C (gennaio 21 °C, luglio 30 °C).
I mesi meno piovosi sono dicembre e agosto.
La flora è molto rigogliosa e si possono trovare oltre 9000 varietà tra piante ornamentali, medicinali, commestibili, e alberi tipo: palme, querce, pini tropicali, mogani, ebani, cedri, ceiba e molte altre piante tropicali d’alto fusto.
La fauna subtropicale di Cuba non ha fiere né animali velenosi. Conta 900 tipi di pesci, 4000 di molluschi, 300 di uccelli e 1000 di insetti.

 

 

L’organizzazione dello Stato

La Repubblica di Cuba, con capitale La Habana, è divisa in 14 Province, l’equivalente delle nostre Regioni, Pinar del Río, La Habana, Ciudad de La Habana, Matanzas, Cienfuegos, Villa Clara, Sancti Spiritus, Ciego de Avila, Camagüey, Las Tunas, Holguín, Granma, Santiago de Cuba, Guantánamo, e un municipio a statuto speciale, Isla de la Juventud.
La Costituzione della Repubblica stabilisce che Cuba è uno stato socialista indipendente e sovrano, laico, organizzato come repubblica unitaria e democratica. Il potere è esercitato dal popolo mediante le Assemblee del Potere Popolare (a livello nazionale, provinciale e municipale). I rappresentanti sono eletti mediante il voto diretto e segreto dai cittadini cubani.
Le elezioni municipali sono convocate ogni due anni e mezzo, le provinciali e le nazionali ogni cinque anni.
Presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri è Fidel Castro Ruz.

 

 

La lingua

La lingua ufficiale è il castigliano, ma è conosciuto anche l’inglese. Nell’isola non esistono dialetti e i cubani, essendo tutti scolarizzati, parlano e scrivono in ottimo spagnolo. Nelle province orientali è parlato lentamente e quindi più comprensibile, mentre nella parte occidentale e a La Habana la cadenza è velocissima, inoltre i cubani tendono spesso a tagliare le parole e non sempre è facile capirli.

 

 

La popolazione

Il popolo cubano, oltre ad avere un’età media molto giovane, è tra i più misti del mondo.
Le etnie principali sono costituite da discendenti di emigranti spagnoli e schiavi africani, mentre la popolazione che abitava Cuba prima della conquista da parte degli spagnoli è stata successivamente quasi completamente sterminata. Esistono anche gruppi di origine francese, cinese, giapponese, haitiana, giamaicana, araba, russa, nordamericana, sudamericana e italiana.
Non si può parlare quindi di una vera e propria razza cubana e tra le nuove generazioni non c’è alcuna traccia di razzismo e sono molto frequenti i matrimoni misti.

 

 

Istruzione

I cubani sono istruiti e colti. La grande campagna di alfabetizzazione cominciata nel 1961 da Castro, che ha reso l’istruzione gratuita, ha dato eccezionali risultati.

 

 

La letteratura cubana

Sono numerosi gli scrittori e i poeti cubani conosciuti anche da noi. Ricordiamo in particolare José Martì, del quale è rinomato il testo della canzone “Guantanamera”, e Nicolas Guillen. È risaputo che molti scittori stranieri hanno lavorato a Cuba, tra cui il più famoso è sicuramente Ernest Hemingway, che scrisse e ambientò a La Habana “Il vecchio e il mare”. Citiamo inoltre il nostro Italo Calvino, nato nel villaggio di Santiago de Las Vegas, vicino la capitale cubana, e tra i fondaori dell’Associazione d’amicizia Italia-Cuba.

 

 

Il cinema cubano

Il cinema a Cuba fu importato nel 1897 dal pioniere francese Payret, ma una vera e propria industria cinematografica a Cuba nacque con la Rivoluzione e con la fondazione nel 1959 dell’ICAIC, l’Istituto Cubano di Arte e Industria Cinematografica.
Contemporaneamente fu fondata a La Habana la Cinemateca de Cuba, che possiede oltre 4000 film, tutti in celluloide.
A dicembre del 2001 si è svolto il 23° Festival del Cinema Latinoamericano di La Habana, con grandissimo successo di pubblico.
A pochi chilometri da La Habana, inoltre, sorge la Scuola Internazionale di Cinema e Televisione, nata negli anni ’70 da un’idea di Gabriel Garcia Marquez, il grande scrittore colombiano che ne rimane presidente onorario. Vi insegnano professionisti del cinema di tutto il mondo, tra cui gli italiani Gabriele Salvatores e Ettore Scola.

 

 

Carnevale di La Habana

Il carnevale nasce probabilmente come festa pagana, diffusa in varie parti del mondo, ma con il cristianesimo assumerà un significato religioso. Il termine carnevale deriva dal medievale carnelevarium, togliere la carne, riferito alla proibizione di mangiare carne durante la quaresima. La festa precedeva questo periodo di digiuno, ma il periodo e il tipo di manifestazione differiva tra tutti i paesi europei. Ricordiamo con particolare rilievo quello della Venezia del Rinascimento.
Il carnevale arriva in America con i conquistatori cristiani, riacquistando, però, nel nuovo mondo il suo carattere pagano.
A Cuba spicca il carnevale che si svolge a La Habana, spostato da alcuni anni sia come luogo, dal Paseo del Prado alla più aperta area del Malecon, sia come periodo, da febbraio all’estate, per motivi climatici.
Qui il carnevale è caratterizzato da sfilate di maschere e carri e accompagnato dalla Conga.

 

 

La Bandiera Nazionale

E’ stata disegnata da Miguel Teurbe Tolón nel 1849 su richiesta e secondo le indicazioni di Narciso López che la innalzò per la prima volta nella presa della città di Cárdenas il 19 maggio 1850.
La bandiera cubana è costituita da tre parti importanti: un triangolo, cinque striscie e una stella (un rubì, cinco rayas y una estrella)
– Le strisce azzurre si riferiscono ai tre dipartimenti in cui era divisa Cuba a metà dell’ottocento (Occidente, Oriente e Centrale).
– Le due strisce bianche rappresentano gli ideali indipendentisti del popolo cubano.
– Il triangolo equilatero rosso, è il simbolo di libertà, uguaglianza e fraternità, e si riferisce anche al sangue che avrebbe dovuto essere versato per raggiungere la conquista dell’indipendenza.
– La stella bianca, infine, sottolinea l’assoluta indipendenza da altre nazioni.

 

 

Lo Stemma Nazionale


E’ stato disegnato da Miguel Teurbe Tolón, presumibilmente su incarico del generale Narciso López ed ha la forma di uno scudo ogivale.
E’ formato dai seguenti elementi:
– La chiave d’oro che appare nella parte superiore e fa riferimento alla posizione di Cuba tra le due Americhe. Da qui il nome di “Chiave del Golfo”.
– Il sole simboleggia la nascita di un nuovo Stato.
– Le tre strisce di colore azzurro separate dalle strisce bianche rappresentano i dipartimenti in cui era divisa Cuba all’epoca della colonia.
– La palma reale che appare nella terza parte simboleggia il carattere inflessibile del cubano, dato che questo albero sopporta diritto i venti più impetuosi.
Lo scudo è sostenuto da un fascio di canne legate alle due estremità da un nastro rosso. L’estremità superiore del fascio di canne è coperta da un berretto rosso con una stella bianca a cinque punte al centro. Un ramo di leccio a sinistra e un ramo di alloro a destra orlano il profilo dello scudo.

 

 

I simboli di Cuba

 

La mariposa

E’ il fiore nazionale di Cuba. E’ bianco, bello, profumato. E’ stato simbolo di insurrezione al tempo delle guerre d’indipendenza. Era presente in tutte le riunioni patriottiche e le donne cubane lo portavano al petto come simbolo di ribellione. Cresce in luoghi umidi come le rive dei fiumi o delle lagune. Lo si coltiva nei patios e nei giardini di molte case cubane.

Il tocororo

E’ l’uccello nazionale di Cuba. E’ un uccello autoctono della famiglia del quetzal. I colori delle penne e delle piume – azzurro, rosso e bianco – riproducono gli stessi colori della bandiera cubana. Questo uccello è anche simbolo di libertà in quanto non può vivere in cattività, perché muore in poco tempo. Vive solamente a Cuba.

La palma reale

E’ l’albero nazionale cubano. Si è guadagnata l’onore di apparire nello scudo nazionale perché non esiste un paesaggio cubano senza una palma reale. Esiste in tutti i boschi tropicali e la sua presenza indica la fertilità del suolo. Tronco, foglie e frutti possono essere impiegati per diversi usi.

Tabacco

Dagli Indios Siboney e Taìnos i cubani hanno preso l’amore per il fumo. Gli indiani già prima di Colombo arrotolavano le foglie di tabacco e se le fumavano. Erano i primitivi sigari.
Durante le cerimonie, invece, aspiravano fumo da speciali pipe chiamate tamaco. Da qui il nome di tabacco.

 

 

I cocktail cubani

Era il 20 giugno del 1898 quando le truppe del generale nordamericano Shafter sbarcarono sulle spiagge di Siboney e di Daiquirí, vicino Santiago, per intervenire nelle lotte dei cubani contro il dominio coloniale.
I mambises, che aiutavano i soldati appena arrivati, notarono che questi indossavano pesanti divise invernali nel caldo clima cubano. Per rinfrescarli offrirono loro una bevanda, chiamata canchánchara, composta da rum, miele, limone e acqua.
Successivamente l’acqua fu sostituita con piccolissimi pezzetti di ghiaccio e questo composto derivante dalla canchánchara fu chiamato “rum a la daiquiri” e, successivamente, Daiquiri.
Il Mare delle Antille durante il secolo XVI, dopo l’inizio della sua colonizzazione, era meta dei viaggi di pirati e corsari, allo scopo di rapinare le popolazioni caraibiche. Uno dei corsari più famosi fu l’inglese Francis Drake. Il suo nome “spagnolizzato” diede il nome ad un cocktail, il Draque, che divenne per molti anni una bevanda popolare, tipica dei lavoratori, composta di distillato di canna, zucchero, limone e yerbabuena (menta)
Simile al draque è il Mojito, composto da rum, buccia di arancia o limone, zucchero e adornato con un rametto di yerbabuena (menta).
Si racconta che a La Habana per molti anni si fecero concorrenza il mojito della Bodeguita del Medio e il daiquiri del Floridita. Ernest Hemingway frequentava entrambi i posti, anche se preferiva il daiquiri del Floridita, perché gli veniva servito con una formula speciale, da lui stesso inventata e chiamata hemingway special, contenente il doppio di rum e la metà di zucchero.
L’ammiraglio inglese Edward Vernon, soprannominato “Old Grog”, realizzò le sue imprese, per lo più fallimentari, nei Caraibi. Si dice che in alcune occasioni offrisse alle sue truppe una bevanda composta di rum e acqua, che, in onore del suo inventore, venne chiamata Grog.
Per concludere un cocktail conosciuto in tutto il mondo con il nome di Cuba Libre, a base di rum o distillato di canna, coca cola o altra bibita effervescente e ghiaccio.

 

 

 

Storia

 

 

 Dal 1492 al 1886

Il 28 ottobre del 1492 Cristoforo Colombo sbarcò a Cuba, che battezzò Juana, in onore del principe ereditario Juan di Spagna, ma gli indigeni la chiamavano Cuba, nome che rimase anche dopo la colonizzazione. Prima dell’arrivo di Colombo l’isola era abitata da aborigeni delle tribù Taìnos e Siboney.
Nel 1510 iniziò la colonizzazione ad opera di Diego Velasquez de Cuiéllar, che guidava alcune centinaia di militari spagnoli e gli indios che abitavano l’isola furono quasi interamente sterminati.
Gli spagnoli conquistarono tutta l’isola in breve tempo e fondarono le prime città: Baracoa (1512), Bayamo (1513), Trinidad, Sancti Spiritus, La Habana (1514), Camaguey e Santiago de Cuba (1515), che sarà capitale cubana fino al 1607, quando lo diventò
La Habana.
Nel 1520 gli spagnoli cominciarono a importare manodopera dall’Africa per le piantagioni di caffè, di tabacco e di canna da zucchero.
Nel 1868 Carlos Manuel De Cespedes, ricco proprietario terriero, liberò tutti i suoi schiavi e diede inizio, insieme ad altri discendenti della borghesia coloniale spagnola, diventati intanto patrioti cubani (chiamati criolli mambì), alla prima delle tre guerre di indipendenza contro la Sagna. I più importanti esponenti di queste guerre furono anche Antonio Maceo e José Martì, uccisi in battaglia dagli spagnoli.
Nel frattempo, nel 1886, venne abolita ufficialmente la schiavitù.
In quegli anni le grandi potenze europee si spartivano l’Asia e l’Africa, mentre gli Stati Uniti si espandevano nelle Antille, nelle Filippine, a Porto Rico e, fallito il tentativo di comprare Cuba dalla Spagna, utilizzarono l’esplosione del Maine, incrociatore posizionato nella baia di La Habana per proteggere i cittadini statunitensi dalla guerra, per sbarcare a Cuba.

Dal 1898 al 1956

Nel 1898 la Spagna perse la guerra contro Cuba e gli Stati Uniti, e la vittoria dei ribelli cubani, i mambì, si trasformò nella vittoria degli Stati Uniti, che ne approfittarono per imporre la loro presenza sul governo cubano.
Dal 1898 al 1958 Cuba fu governata da presidenti appoggiati dal governo americano e fu costruita la base militare americana di Guantanamo.
Il governo americano impose a Cuba l’emendamento Platt, che prevedeva il controllo sulle tariffe doganali, il divieto per il governo cubano di stipulare trattati internazionali senza l’approvazione statunitense, concessioni per gli Usa di basi militari a Cuba (quella di Guantanamo è tuttora occupata), il potere per il governo americano di intervenire militarmente nell’isola.
Inoltre venne imposto un trattato commerciale che favoriva i grandi trust nordamericani.
I marines intervennero 3 volte per obbligare i cubani al rispetto delle nuove regole e imposero governi fantoccio, che lasciarono Cuba in un totale sottosviluppo. Le condizioni di vita erano arretratissime e si diffusero analfabetismo, malattie, sottoalimentazione e mortalità infantile.
Nel 1925 nacque il Primo Partito Comunista, fondato da Julio Antonio Mella, ucciso per ordine del dittatore cubano Gerardo Machado. Si susseguirono scioperi e manifestazioni di massa.
Nel 1940 sale al potere, appoggiato dal governo americano, Fulgencio Batista, che nel ’52 sospende le garanzie costituzionali, assolda gruppi di gangster e, con il riconoscimento ufficiale degli USA, permette una serie di esecuzioni di massa.
Nel 1953, a Santiago de Cuba, un giovane studente universitario, Fidel Castro, a capo di un gruppo di giovani, attaccò la Caserma Moncada. L’assalto fallì e Castro fu uno dei pochi a salvarsi e dopo pochi anni di prigione fu esiliato in Messico. Qui conobbe Ernesto Guevara, detto Che, e insieme organizzarono un nuovo assalto.
Nel 1956 sbarcarono con il panfilo Granma a Cuba e si rifugiarono nella Sierra Maestra, dove vennero raggiunti da studenti e contadini cubani, e insieme a loro costituirono il primo nucleo dell’Esercito Rebelde. Tra i comandanti, oltre a Fidel, il fratello Raul e al Che, ci sono Camilo Cienfuegos e Celia Sanchez.

 

Dal 1958 al 1990

Nel 1958, durante la settimana di Natale, a Santa Clara ebbe luogo la battaglia finale, dove i ribelli ebbero la meglio e Batista fuggì negli Stati Uniti portandosi le casse dello Stato.
Il 1 gennaio 1959 ebbe inizio la storia di Cuba Libre con un intenso periodo di riforme volto allo smantellamento del latifondismo, allo sviluppo scientifico e culturale, medico ed educativo, e con lo scopo di dare ai cubani garanzia di servizi sociali, il servizio sanitario cubano era all’avanguardia, e un processo di alfabetizzazione. Tutto per andare verso un periodo di benessere e progresso.
Ma, esattamente un anno dopo, il 1 gennaio del 1960 iniziò il primo blocco economico da parte degli Stati Uniti, peraltro tuttora in vigore, mettendo in atto una serie di misure punitive e nel 1961 appoggiarono un tentativo di colpo di stato culminato nel fallimentare sbarco di truppe mercenarie a Playa Giròn (Baia dei Porci).
Nel 1965 fu fondato il Partito Comunista Cubano (PCC), nel ’66 Che Guevara lascia l’isola per dedicarsi ad un’altra battaglia rivoluzionaria in Bolivia, dove un anno dopo fu ucciso.
Il 1 gennaio 1990, alla vigilia del crollo inaspettato del Comecon (il mercato comune dei paesi socialisti), comincia il Periodo Speciale, difficile periodo di austerità economica, espasperato da ulteriori provvedimenti a favore del blocco attuati dal governo di Ronald Reagan. Inoltre l’ex Unione Sovietica cessò di inviare viveri e petrolio in cambio di zucchero e nichel, senza l’uso di valuta pregiata.
Inizia un periodo di razionamenti di combustibili e generi alimentari (non per i turisti stranieri), spariscono i mezzi pubblici e per fare la spesa i cubani usano la Libreta, che permette di acquistare gratis la razione giornaliera di viveri.
Il governo cubano ha varato all’inizio degli anni novanta un piano per dare vita rapidamente a imprese turistiche miste, con imprenditori canadesi, messicani e della CEE, i cui governi non aderiscono al blocco, per sfruttare la risorsa del turismo. Infatti si sta assistendo ad una lenta ricrescita dell’economia cubana.

Attualità

La società cubana

Dalla campagna di alfabetizzazione del 1961, la popolazione cubana è stata completamente scolarizzata. L’istruzione è obbligatoria e gratuita fino alla maggiore età.
Anche la sanità occupa da tempo un posto importante nella politica cubana. La medicina cubana ha carattere preventivo-curativo, infatti oggi a Cuba esistono 200 istituti di ricerca scientifica e molte malattie ancora diffuse nel territorio americano sono state qui completamente debellate. Visite, cure, ospedali e trapianti sono gratuiti, solo le medicine si pagano. La mortalità infantile dopo la rivoluzione è passata dal 10% a meno dell’1%.
Dopo la rivoluzione furono varati piani quinquennali per l’edilizia, con il risultato che attualmente l’80% degli appartementi sono di proprietà di chi li abita.
Le case, tutte costruite col denaro pubblico dagli anni ’60, vengono date in affitto, a prezzi simbolici, e cedute a riscatto agli inquilini dopo 10 o 20 anni. Solo le case nei palazzi storici e con valore culturale rimangono di proprietà pubblica.

 

L’embargo

Pochi mesi dopo il trionfo della rivoluzione cubana, gli Stati Uniti rompono le relazioni diplomatiche con Cuba e iniziano ad applicare un embargo economico, che nel giro di poco tempo si trasformerà in blocco totale.
Dal Dizionario di Diritto Internazionale dell’ONU:
l’embargo è “l’atto di potere di uno stato che restringe, interrompe o dà per terminate le sue relazioni economiche e finanziarie con un altro paese. L’embargo totale o parziale sulle importazioni e/o esportazioni di tutte o alcune merci, armi o valute, il trasferimento di informazione tecnico-scientifiche, diritti d’autore o di altra indole, determinati tipi di attività commerciali ed economiche; si applica nelle relazioni internazionali contemporanee come strumento di pressione economica o finanziaria, di coercizione e rappresaglia”.
L’embargo può essere applicato come misura repressiva nei confronti di uno Stato le cui azioni possano mettere in pericolo la sicurezza internazionale.

 

 

Il blocco

Il blocco è una misura repressiva che prevede un embargo totale e il cui scopo è di sovvertire l’ordinamento politico del paese cui è rivolto. In virtù di questo, il blocco è considerato azione illegittima.
Le azioni degli Sati Uniti nei confronti di Cuba, in realtà, hanno più carattere di blocco che di embargo. Infatti lo scopo è quello di destabilizzare il governo rivoluzionario, indebolire il paese rendendolo povero e impedire il commercio con il resto del mondo. Il blocco, inoltre, non viene limitato a Cuba, ma è esteso a tutti i paesi che hanno rapporti commerciali con Cuba.
Il blocco ha causato per Cuba danni economici enormi per le esportazioni, per la produzione, per i servizi, portando conseguenze tangibili anche nella vita dei cubani, come la mancanza di carta, medicinali, petrolio.

 

 

La parola religione e il sincretismo

La parola religione deriva dal latino religio, vocabolo per cui sono state ipotizzate diverse etimologie tra cui la più probabile sembra essere legere, che significa “cogliere o riunire”.
In origine il termine non indica il rapporto diretto con il divino, ma l’esercizio del culto. Il cristianesimo introdusse per primo il concetto di religione come rapporto di dipendenza dell’uomo da Dio.
Il relativismo considera ogni credenza religiosa sullo stesso piano delle altre, perché rifiuta il concetto di una verità assoluta.
Il sincretismo religioso è la fusione di elementi presi da religioni diverse. Tali elementi in alcuni casi possono essere simili, ma talvolta possono essere addirittura incompatibili tra loro. Il sincretismo quindi crea una nuova concezione religiosa svuotando di significato gli elementi originari.
Le isole caraibiche dopo la scoperta dell’America ospitarono una varietà di culture diverse, con la preponderanza di quella africana importata dagli schiavi e quella cattolica portata dai conquistatori spagnoli, che diedero vita ai culti sincretici.

La religione cubana

A Cuba esiste una totale libertà di culto, fatta eccezione per i Testimoni di Geova, perché si pongono contro le leggi sanitarie locali. Pertanto esistono diverse religioni, tra cui quella cattolica, anche se poco seguita. Nella capitale cubana esistono anche tre sinagoghe ebraiche, una moschea islamica, un tempio buddista e gruppi di fedeli di religioni contadine cinesi.
Ma tra i culti più praticati a Cuba c’è la Santeria, o Regla de Osha, derivante dal sincretismo tra la religione cattolica e i riti africani yoruba, provenienti dalla Nigeria.
Per poter sopravvivere in epoca coloniale, la Santeria associò ad ogni divinità, detta Orisha, un santo cattolico o una vergine locale.
Nella Santeria cubana esiste anche un dio supremo, detto Olofi, il creatore dell’universo.
Le religioni sincretiche cubane non hanno mai avuto templi per il culto e vengono praticate nelle abitazioni dei seguaci, detti Santeros, che hanno un rapporto diretto con i santi, senza intermediari, tanto da autoassolversi dai loro peccati.
Molto spesso nelle abitazioni dei cubani, accanto alla porta, c’è un piccolo Elegguà di pietra e cemento, con due conchiglie al posto degli occhi, circondato da caramelle e giocattolini, una ciotola con gli attrezzi da fabbro di Oggùn e l’arco e le frecce di Ochosi. In altri punti della casa ci possono essere altri simoboli dedicati ai vari orishas.
Nella Santeria non ci sono gerarchie, ma solo fedeli più esperti e dotati di Aché, una forza particolare che conferisce grande carisma a quelli che diventano sacerdoti della Santeria, chiamati Babalàos, che per diventare tali devono necessariamente essere battezzati, secondo il rito cattolico. La Regla de Ifà è l’insieme dei rituali praticati dai Babalàos, consacrati a Orula.
Nella Regla de Osha non esistono comandamenti o principi fondamentali, l’unico concetto base è la ricerca della felicità. Ogni individuo deve perseguire la serenità, la salute e l’equilibrio interiore, con il mondo esterno e con gli orishas. Se il male, in qualunque forma, entra nella vita di un seguace della Santeria, questi deve cercare il punto di squilibrio, con riti magici, e ristabilire l’ordine. L’uomo entra in contatto con il suo mondo spirituale tramite
la Divinazione.
Tutti i riti della Regla sono accompagnati da musica e danze, derivanti direttamente dalla tradizione yoruba africana, e soprattutto dal suono dei tamburi sacri, detti Tamburi Batà, con i quali vengono invocate le divinità. I temi delle danze che vengono eseguite sono la rappresentazione della vita e del carattere degli orishas. Ad ogni orisha corrispondono una ritmica e un canto diversi.
Attualmente la musica rituale della Santeria viene eseguita anche al di fuori delle cerimonie religiose ed è diventata parte dell’espressione folclorica del paese.

 

 

I Tamburi Batà

I tamburi batà sono i tre tamburi di origine yoruba usati nei rituali della Santeria. La leggenda dice che furono creati da Changò per accrescere il suo potere. Sono costruiti con legno di cedro o mogano e cuoio.
Il tamburo più grande, posizionato sempre al centro, è chiamato Jyà, il mediano Itòtele e il più piccolo Kònkolo.
Questi tamburi vengono suonati in occasione di feste e cerimoniali religiosi e vengono considerati come potenti entità spirituali e ogni ritmo ha un significato particolare.
Premesso che sono entrambi sacri, esistono due tipi di Batà: gli Aberinkula, non consacrati, e gli Ilù Anà, i tamburi sacri veri e propri.
Questi ultimi vengono usati nelle cerimonie più importanti e al loro suono possono danzare solo i santeros già iniziati alla Santeria, chiamati Iyawò. I tamburi possono essere suonati anche da santeros non iniziati, ma devono almeno aver ricevuto le 5 Collane (Elegguà, Obatalà, Changò, Yemayà e Ochùn) e i 3 Guerrieri (Elegguà, Oggun e Ochosi)
Quando vengono suonati gli Aberinkula, invece, tutti possono danzare e possono essere usati anche al di fuori della Santeria.
Il suono dei Tamburi Batà è alla base di tutta la musica moderna con percussioni.

 

Il Tambòr

I Tamburi Batà vengono suonati in occasioni di feste o cerimonie di varia natura e generalmente dedicate ad un Orisha, chiamate genericamente Tambor.
Il Tambor si svolge in una stanza, all’interno dell’abitazione di un santero, con un altare posizionato in un angolo e circondato di stoffe nel colore del santo. Sull’altare c’è una zuppiera con le pietre dell’orisha e tutto intorno altre zuppiere dedicate a tutti gli altri santi e decorate con i colori del santo di appartenenza. Vi sono anche tutti gli attributi dell’Orisha cui è dedicata la cerimonia e un’offerta dei cibi prediletti dal santo. Di fronte all’altare un cesto per le offerte in denaro e, accanto, lo strumento usato per invocare l’Orisha.
Il Tambor è sempre accompagnato da musica, al suono dei Batà, e danze.
Inizia sempre con le sole percussioni, Oru Seco, con le quali vengono invocati tutti i santi, ognuno con il suono a lui dedicato.
Quindi prosegue la parte cantata e danzata, Eyà Aranla, che prevede un cantante solista, Akpwòn, e un coro, Ankorì, che risponde.
Ogni Orisha ha un suo ritmo di tamburi, un suo canto e una danza che cerca di imitare la sua personalità.
Succede spesso che gli officianti le cerimonie e i ballerini raggiungano uno stato di trance.
Oltre alle celebrazioni di gratitudine nei confronti di un santo, le occasioni più comuni per un Tambor sono le seguenti:

Asiento o Discesa del Santo


Questa festa ha lo scopo di iniziare una persona alla Santeria e si svolge invocando il suo Orisha perché si impossessi di lui. A volte per costringere il santo a scendere per impossessarsi del suo iniziato viene provocato, addirittura insultato. Quando poi il santo s’impossessa dell’iniziato, il cantante comincia a blandirlo per calmarlo.
Durante questa cerimonia lo Iyawò è seduto sull’altare.

Bembè

E’ la festa celebrata, nella propria casa, per il compleanno dello spirito, l’anima di una persona deceduta che si presenta in sogno e che ti accompagna nel corso della vita. Molti cubani hanno un rapporto intimo, rispettoso e quotidiano con il proprio spirito. Il Bembé è aperto a tutti.

Divinazione

Questo rituale serve ad aprire un dialogo con gli Orishas e vengono usati diversi metodi per la sua esecuzione.
Diloggùn, con le conchiglie. Il santero lancia 16 conchiglie ed esistono diverse interpretazioni in base al modo in cui cadono.
Biague, con il cocco. Il cocco, frutto di Obatalà, è usato come offerta in tutte le celebrazioni agli dei. Le risposte si ottengono lanciando 4 pezzi di cocco e interpretandone il significato in base alla posizione e al verso in cui sono caduti.
Ekuele, con una catena formata da 8 pezzi di materiale vario (cocco, gusci di tartaruga, semi, metalli, o altro). La catena viene fatta cadere su una stuoia e a seconda di come cadono i pezzi si possono avere fino a 256 combinazioni diverse, che corrispondono ad altrettanti significati. Questo metodo può essere eseguito esclusivamente dai Babalaos.
Tablero de Ifà, con una tavola circolare in legno di cedro o mogano. Anche questo strumento di comunicazione con gli dei può essere utilizzato solo dai Babalaos, assistiti dai babalochas (uomini) e dalle lyalochas (donne) e solo in occasioni particolari, in sostituzione dell’Ekuele. Sulla tavola sono segnati i 4 punti cardinali, ognuno dei quali rappresenta un orisha ben preciso (Obatalà – nord, Odduà – sud, Changò – est, Echù, uno dei modi in cui si manifesta Elegguà – ovest). Il Babalaos sparge sulla tavola una polvere bianca, di solito ricavata da manioca macinata, quindi lancia su di essa 16 conchiglie. L’interpretazione viene ricavata in base alla posizione che assumono le conchiglie rispetto ai 4 angoli.

 

La Regla de Palo Monte

Si tratta dell’insieme dei riti religiosi che prendono origine dalle regioni africane del Congo e dell’Angola. Si divide in tre tipologie: Mayombe, Brillumba e Kimbisa.

 

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“Caribe Son” alla Cantinaccia

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